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29 febbraio 2008

IL CRIMINE PAGA

                                                                    



Esiste ancora una giustizia in Italia?

Riina e Pappalardi, due casi giudiziari a confronto

Credo tutti ieri abbiamo visto nei telegiornali , il volto tronfio del terzogenito di Totò Riina, Giuseppe, mentre usciva dal carcere di Sulmona,scarcerato dall'efficente giustizia italiana.

Avrete notato l'abbigliamento ricercato del Riina , piumino Moncler, se non sbaglio , e la fiammante Mercedes nera .

Il crimine paga

Viceversa il procuratore della Repubblica di Bari fa stridere i vetri tenendo in carcere il padre di Francesco e Salvatore Pappalardi arrivando a sostenere che i fratelli caddero nel pozzo scappando dal padre.

Oggi, parlare di giustia , in Italia, è insultante per chiunque abbia una media intelligenza.Una giustizia che perseguita il padre dei fratelli Pappalardi e libera per decorrenza termini il filgio del boss dei boss , già detenuto in regime di 41 bis.

Se siamo a questo punto è anche colpa di una certa cultura di sinistra ma anche cattolica, del "perdono ".


Anche per questo motivo , ritengo, il paese dovrebbe andare a destra.

Pike





permalink | inviato da kinasafronte il 29/2/2008 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (92) | Versione per la stampa



28 febbraio 2008

O TESTA DI CAZZO, O OUT !!

 

Il titolo dato a questo post, è emblematico, voglio affrontare seppur in maniera ridotta e infantile, il problema giovanile che la nostra Italia sta affrontando senza porre delle soluzioni.

Una volta si diceva : ”Stai lontano da quello, è una cattiva persona”.

Dove per cattiva persona si intendeva una miriade di situazioni in cui il soggetto interessato poteva ritrovarsi : droga, cattive frequentazioni, risse, alcool ecc..

Oggi vige la frase: “Stai lontano da quello, è un coglione” dove per coglione si intende colui che per principi o per un educazione ferrea o giusta dei genitori non vuole drogarsi, non vuole cattive frequentazioni, non vuole risse non vuole bere.

Il problema è serio, se oggi si applicasse “il primo detto” la maggior parte dei nostri coetanei o ragazzi italiani non dovrebbe neanche autofrequentarsi.

Le passioni giovanili italiane (si intende ovviamente il 51 %, non il restante 49 %) sono semplici, distruggersi di canne se sono ancora nei primi anni di “attività”, condire ovviamente la fumatina con un bel Rum & Pera, andare in discoteca , distruggersi i timpani con quella musica in udibile e se c’è la rissa per ravvivare la serata tanto meglio. E se ci sono arrivato in discoteca dovrò anche andarmene, quindi perché non guidare fino a casa ?

In fondo mi sono solo drogato, ho bevuto un dozzina di superalcolici e ho il cervello rincoglionito dalle casse audio della discoteca, che hanno solo qualche watt in più delle casse della macchina.

Molte persone che conosco fanno abitualmente ciò, ma le vedo negli occhi, lo vedo da come si muovono che in fondo loro non vogliono essere così, che dalle circostanze sono portati a fare ciò che da soli non farebbero mai. Spesso hanno una personalità e un carattere debole. Non hanno degli ideali.

Spesso vogliono apparire ciò che non sono, spesso sono delle pecorelle se presi uno ad uno.

Sinceramente non credo sia colpa della gioventù Italica;

se coloro che dovrebbero darci l’esempio, sono i primi a drogarsi, i primi ad andare a puttane, i primi ad essere corrotti, i primi a svendere i valori, i primi che se ne fottono, cosa pretendete dalle prole italiana? Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Personalmente mi vanto di essere un coglione.

Kinasafronte




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27 febbraio 2008

Quando imparerà a stare zitto?

 

Nonostante la sequenza impressionante di sciocchezze che ha sparato da Fiuggi in avanti, Gianfranco “Faina” Fini non smette mai di sorprendere.

L'ultima idiozia dell'ex leader dell'ex Alleanza nazionale, attualmente filiale senza fiamma del Popolo della Libertà, l'ha detta sul mondo del lavoro, una dimensione con la quale non ha mai evidentemente avuto nulla a che fare.

Con il caro vita costantemente all'ordine del giorno e le famiglie di lavoratori che, senza fare inutili allarmismi, alla quarta settimana ci arrivano ancora ma senza nulla da mettere da parte per il mese successivo, si sprecano le ricette che vengono da destra e da sinistra per porre un freno al problema.

C'è chi vorrebbe far partecipare i lavoratori agli utili d'impresa, chi parla di redistribuire i maggiori introiti dello Stato, chi vorrebbe detassare il guadagno delle industrie sperando che i nostri imprenditori illuminati riutilizzino quei denari per investire e migliorare indirettamente le condizioni dei dipendenti.

Non sto a dire quale possa essere la migliore soluzione tra quelle proposte, ma di certo nessuno sentiva il bisogno dell'ultima uscita del cagone nazionale che non voleva proprio fare silenzio su una questione in cui tutti dicevano la propria.

Ecco quindi che la peggior invenzione di Giorgio Almirante – che già di suo non era un genio - se n'è uscita con la geniale trovata, per cui i lavoratori dipendenti italiani, per recuperare potere d'acquisto e benessere, non devono guardare a rivendicazioni o riforme sociali, piuttosto devono lavorare trenta ore in più al mese, una bella dose di protoschiavismo cui Fini aggiungerà, nella sciagurata ipotesi in cui dovesse andare al governo, una bella detassazone degli straordinari.

Bravo Gianfiga, in un'epoca in cui la vita delle persone sempre più coincide con il lavoro, hai avuto l'idea migliore, liberare i lavoratori dalla sofferenza della vita privata per sgobbare qualche ora in più al mese. A cosa servono le riforme, a cosa serve la politica che può fornire maggiori servizi e assistenza ai cittadini che ne hanno bisogno quando la perdita di benessere della gente può essere colmata con l'equivalente di quasi quattro giorni di lavoro in più al mese?

E come ultimo insulto alla brava gente che lavora, sempre il cagone nazionale ha pensato di metterci un regalino per gli amici imprenditori, proponendo di detassare le ore di lavoro straordinario. Il beneficio per i lavoratori sarà minimo – secondo voi a un operaio conviene avere meno tasse sulle otto ore ordinarie o sull'unica ora straordinaria che fa? - mentre le imprese potranno godere del risparmio insistendo sempre più sull'imposizione de facto di lavoro straordinario. Per loro infatti, vista la detassazione, sarà più conveniente affidare sempre più mansioni oltre l'ordinario allo stesso lavoratore anziché assumere un nuovo dipendente, per il quale andrebbero versate tassi e contributi senza sgravi.

Insomma, anche stavolta, Gianfranco Fini ha parlato senza connettere la bocca al cervello. O forse è proprio il contrario, cosa ancor più preoccupante, ma resta il fatto che i figli di fabbro di tutto il mondo si stanno rivoltando nel sonno agitati.

Caro Gianfiga, quella è la porta... sì, ma del cesso!

Simone

www.arcadianet.blogspot.com




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25 febbraio 2008

LEGGE 194

 

Ferrara dal suo giornale il “Foglio”, pochi giorni fa lanciò quasi per provocazione la richiesta di moratoria per l’aborto. Inutile dire, e stare qui a spiegare, lo scalpore che tale notizia ha portato nel nostro paese, con le conseguenti manifestazioni pro e contro aborto.

Il problema è eticamente serio, sinceramente su questo argomento devo andare contro la mia “ideologia” e devo dire che la 194 è una buona legge, e la condivido in quasi tutta la sua totalità.

La 194 prevede l’interruzione della gravidanza, ad esempio, a tutela della salute della futura madre (rischiare la vita della madre a che prò?), per gravi malformazioni del feto (perché far vivere una persona con gravi malformazioni) o per violenza carnale subita (il bambino potrebbe apparire come causa del “male” subito) e su queste motivazioni non posso che essere d’accordo.

Il problema secondo me si pone, quando le motivazioni sono banali (a mio modo di vedere) o in qualche modo riparabili con mezzi che dovrebbe mettere a disposizione lo Stato.

Ad esempio, la giovane età della madre, relazioni extra coniugali, oppure l’interruzione della gravidanza per il semplice e vergognoso motivo legato alla sessualità del nascituro (lo volevo maschio ed è nata una femminuccia).

L’interruzione della gravidanza per i primi problemi descritti (tutela della madre, gravi malformazioni, violenza carnale) a mio modo di vedere la 194, sono indiscutibili non può essere vietato l’aborto per tali avvenimenti, che pregiudicano la futura vita della madre e del nascituro.

Deve essere la madre a decidere se rischiare la propria vita o meno, e deve essere sempre lei a decidere, in caso di violenza carnale subita, se è in grado di “digerire” un tale trauma senza riversare il dolore fisico ma soprattutto morale al futuro figlio, senza condizione la sua relazione madre-figlio\a.

Per niente ammissibili, sono le motivazioni di comodo come la giovane età della madre, se ha saputo aprire le gambe per un rapporto sessuale deve altrettanto aprire le gambe per partorire.

O le relazioni extra coniugali, se sei tanto intelligente da cornificare il tuo lui, devi altrettanto essere intelligente da proteggerti durante il rapporto evitando di ammazzare una persona per il tuo gusto di andare a letto promiscuamente…

No comment per l’ultima motivazione.

Che gli uomini non abbiano mai contato un ca..o lo si sapeva…

Ragazzi, io la penso così e voi?

KINASAFRONTE




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22 febbraio 2008

Zecche. Una specie in via d’estinzione?

 La zecca, in natura vive in famiglie agiate.Il suo habitat sono ville con piscina munite di bandiera della pace dotate di ogni confort ,che queste ultime disprezzano pur utilizzandole.Nel tempo libero la zecca frequenta i centro sociali,dove consuma notevoli dosi di droghe,la cui disponibilità in quantità è il maggiore appeal di questi luoghi.

Malgrado abbia una disponibilità di liquidi consistente e nel garage del capobranco ci sia come minimo una Bmw 325 quando non una Maserati,la zecca guida una Renault Twingo oppure una Ford Ka, note infatti come zeccamobili o zeccacar.

Ci sono dei casi di zecche di famiglie meno abbienti,normalmente disprezzate dai loro simili,che li usano per piccoli compiti,come acquistare la marijuana oppure le cartine o per cambiare le gomme eventualmente forate della Ka.

La zecca povera viene disprezzata,per quanto non in sua presenza,dalle zecche ricche,malgrado queste ultime sfoggino un pauperismo di facciata.Raramente la zecca proviene da famiglie operaie.Spesso l’intento della zecca povera è di intrufolarsi in un ambiente sociale elevato,di elevarsi socialmente.

La zecca,malgrado s’atteggi ad anticonformista,è molto conformista,tant’è che deve omologarsi a un certo modello ad ogni costo e mai uscire dai binari prestabiliti dalla sottocultura zecchista.

Ad esempio pur preferendo di gran lunga Tex oppure comunque letture più disimpegnate,essa sfoggerà una notevole conoscenza di Gabriel Garcia Marquez,sebbene il più delle volte di seconda mano o da “bignamino”.

La zecca sfoggia una notevole cultura,in realtà imparaticcia e di provenienza di Radio Popolare o del noto sito indymedia,per sentito dire,presa per buona e spesso neppure condivisa completamente.Accettata perché il branco di zecche si muove in quella direzione.

Ad esempio si noti l’atteggiamento delle zecche verso il noto regista Nanni Moretti:pur essendo la visione di un film di
Moretti divertente quanto una martellata sui testicoli,esse elogeranno anche il filmino della prima comunione della nipote di Nanni, malgrado dentro di se preferirebbero di gran lunga l’ultimo film dei Vanzina,che in effetti vedono nascostamente per non sfigurare con i loro simili.

Per la zecca non è importante essere,ma apparire.Questa è il tratto peculiare di questo bizzarro animale.

Si noti, ed è importante, il mantello della zecca,fintamente povero ma in realtà molto pregiato:

scarpa klark € 100
maglione di cachemire € 150
cintura etnica € 70
scialle di seta di sapore etnico € 70
Borsa tracolla eco compatibile: € 100

Totale: : € 490

La zecca pur ostentando un notevole pauperismo è,come si diceva sopra,spesso ricca e talvolta molto ricca.I suoi atteggiamenti sono mutuati dagli anni ’70, epoca di maggiore diffusione della specie fortunatamente poi ridotta di numero.

Oggi la zecca è minacciata dal morbo del Walterius Veltronious Romanus, che minaccia seriamente di diffondere un morbo che con ogni probabilità le sterminerà, Il realismo.

Malgrado mai lo confesseranno, i simili della zecca,realmente piccolo borghesi o di famiglie non agiate odiano profondamente le zecche, ma non potranno mai ammetterlo a causa dello strapotere economico e lo spirito di branco di queste ultime.

Il simile della zecca,specie apparentemente analoga ma in realtà antagonista,conosce i veri problemi dell’ habitat naturale, quali la crisi dei mutui a tasso variabile,l’impoverimento diffuso dei ceti medi e così via,che la zecca naturalmente ignora,essendo molto ricca.

Concludendo,ci si deve augurare che la vittoria del batterio del Walter Veltronius Romanus,infetti le colonie delle zecche ed una sostanziale riduzione di questa specie,la cui antipatia è persino proverbiale, si pensi infatti ad espressioni del gergo comune come " incollato come una zecca " e similari.

Pike
 




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