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30 aprile 2008

RECONQUISTA - secondo capitolo

 

RECONQUISTA
secondo capitolo - teologia e conversione 

Con lenta, meticolosa pazienza , il sergente mandò avanti la mano destra. La gamba destra avanzò con la stessa lentezza. Una mano e una gamba, una mano e una gamba. Il passo del leopardo.

Nascosto sotto un telo mimetico, il sergente si muoveva lentamente verso il suo obbiettivo, una postazione in cemento sul fianco della montagna. Dietro di lui, strisciava un’altra massa informe.

Senza guardare la fioca luce che emanava dalla feritoia, si fermò davanti a essa.

Si sentivano delle voci ilari e un forte odore di hascisc gli aggredì le narici. Un pensiero malevolo:“Si fanno di guardia. Imbecilli.”. Guardò l’orologio. Era ora. Brandì la brutta e tozza arma. Alzò le braccia sopra la testa, puntandola verso la feritoia. Premette il grilletto. Con un botto sorprendentemente limitato, una palla di scintille uscì dalla canna da 40. Dalla feritoia uscì qualche stridio , che si spense dopo pochi secondi. Altre esplosioni soffocate fiorirono nelle vicinanze. Il sergente si affaccio alla feritoia puntando l’arma. Due corpi giacevano nella postazione , parecchio tostati e contorti. Al profumo aromatico si era sostituito il lezzo di cotenna bruciacchiata e di metallo caldo. Il sergente scivolò dentro il nido di mitragliatrici ,uscendo dal telo mimetico mentre il suo compagno, un caporale, lo copriva col suo corner shot 9mm. Con lo sguardo fisso al tunnel di lato, ricaricò la canna centrale con un proiettile che prese dal giubbetto. Il suo compagno gli si mise a fianco. Altre ombre mimetiche si affacciarono dalla feritoia . Uno di loro si tirava dietro un cavo. il sergente entrò nel tunnel debolmente illuminato, guardando avanti attraverso il mirino dell’arma. L'aria calda e secca della galleria iniziò a asciugare dalle divise l'umidità della notte. Metodicamente , il gruppo penetrò nella fortezza. Il tiratore con il corner shot controllava gli angoli e il sergente procedeva. Ad ogni incrocio, i soldati dietro i battistrada minavano i corridoi che non percorrevano. Ad un certo punto, si sentirono una serie di lontane esplosioni….

“Qualcuno ha dato una craniata...”

Osservò il sergente.

Una sirena cominciò a ululare. Nello stesso istante , le luci si spensero. I soldati indossarono gli intensificatori di luce, senza che nessuno lo ordinasse. Il sergente non ne aveva bisogno. Si accese anzi un toscano con aria rabbiosa. Soffocate e lontane , si sentivano sparatorie e esplosioni.

Il primo scontro avvenne dopo qualche minuto. Cinque nemici gli arrivarono davanti al galoppo . Il sergente sparò 3 colpi con l'arma multi canna e gli sforacchiò tutti in due secondi. La galleria ora puzzava di sangue. Serrando il sigaro tra i denti , li oltrepassò. Uno dei corpi emise un flebile gemito e si svuotò gli intestini. Il quarto della fila, una donna rotondetta e attraente, in un gesto rabbioso , gli sfondò il cranio con una piccola mazza.

Cagone!”

Sibilò con odio.

“Silenzio'!”

Ululò sottovoce il sergente.

“Abbiamo un lavoro da fare!”

Andarono avanti.

Il compagno del sergente posò il ginocchio a terra e puntò l'arma oltre l'angolo. Immediatamente alzò il braccio sinistro a angolo retto con il pugno chiuso.

I soldati dietro trattennero il respiro e strinsero le armi. Il caporale si alzò e sibilò sottovoce nell'orecchio del sergente.

“Ci aspettano. Di là c'è una barricata di sacchetti di sabbia.”

Il sergente annuì

“Bene. Controllali. “ ordinò sottovoce.

Col dito, selezionò tre soldati, uno con delle tracolle e due col C.C.W.

Si abbracciarono come una squadra di rugby.

“C'è una barricata . Butteremo un paio di Dietrich sataniche e poi spazzeremo. Capito?”

“Ok”

Il bombardiere tirò fuori due enormi bombe col manico e ne porse una al sergente. Con le bombe in mano si piazzarono al lato opposto del tunnel dove c'era il tiratore col cornershot . Gli altri due stavano dietro.

Tirarono le sicure.

Uno, due, tre.

Si affacciarono un attimo all'angolo lanciando le granate, ritirandosi subito dopo.

Si sentì un ruggito. Poi due violentissime esplosioni, leggermente distanziate. Un arto staccato atterrò davanti a loro.

Il sergente e i due fucilieri oltrepassarono la curva e iniziarono a sparacchiare come matti fino a quando oltrepassarono la barricata abbattuta. Si fermarono e si guardarono attorno. Resti dilaniati dappertutto. Polvere, odore di sangue , di frattaglie e di esplosivo. Uno di loro tossì.

Accorsero gli altri ,e r iniziarono a avanzare.

Non molto lontano, si sentì una raffica, seguita da urli e maledizioni nella lingua nemica e nella loro.

I soldati si scambiarono degli sguardi interrogativi. Si sentì uno scalpiccio che sia avvicinava. Il sergente fece passare avanti il suo compagno con il corner shot per controllare l'angolo avanti. Nel suo visore , il milite vide un soldato nemico che da solo correva nella loro direzione , guardando continuamente dietro di sé.

“C'è uno che scappa, sergè.”

“Scappa dove?”

“Verso di noi.”

“Ah si? Blindiamolo!”

il sergente usci dall'angolo, puntando l'arma multi canna.

“FERMO!”

Ordinò alla figura che correva.

La figura si arrestò e alzò immediatamente le mani.

“MI ARRENDO! MI ARRENDO!”

Strillò senza accento nella lingua del sergente.

“FERMO! STA FERMO! MANI IN ALTO E IN VISTA! INDIETREGGIA DI DIECI PASSI!”

La figura obbedì.

“SPOGLIATI! TOGLITI TUTTI I VESTITI! NON FARE GESTI BRUSCHI O TI UCCIDO!”

Velocemente, l'uomo rimase in mutande.

“TOGLITI TUTTO! SUBITO!”

Il poveretto rimase nudo.

“VIENI AVANTI ! MANI ALZATE!”

L'uomo si avvicinò timorosamente, con le braccia che volevano toccare il soffitto, mentre il sergente lo teneva sotto tiro.

Da vicino si rivelò molto giovane, così giovane che , nonostante l'odio del nemico per i barbieri, aveva solo un velo di pelo sulle guance.

“INGINOCCHIATI!”

Dall'angolo emerse il terzo del gruppo, il quale lestamente portò una mano e poi l'altra del paziente dietro la schiena e le ammanettò. Spinto il ragazzo a terra, gli controllò la bocca e gli spinse le parti molli dell'addome, lo volse sulla schiena , si infilò un guanto chirurgico e gli infilò un dito nel retto.

“PULITO!”

Il sergente che stava coprendo il fondo della galleria da quando il ragazzo era ammanettato, ordinò:

“Portalo in zona sicura.”

.......

Il capitano era rannicchiato dietro un angolo, a un ingresso del salone adibito a luogo di culto, e masticava imprecazioni e oscenità varie. Il salone era diventato l’ultima ridotta del nemico, che si ostinava a non cedere. I proiettili nemici stavano lentamente rosicchiando il cemento del suo riparo. Rabbiosamente , gettò una bomba a mano verso la direzione del nemico. Dopo l'esplosione , il fuoco aumentò d'intensità. Un poco più dietro, i suoi uomini sfoggiavano facce pallide.

“DOVE DIAVOLO SONO GLI ALTRI!?!”

Ruggì ad loro esclusivo beneficio.

“Non lo so, signore”

Sussurrò l’ uomo radio.

“Il cavo è stato tagliato.”

“COMINCIATE A RITIRARVI. SPARANDO!DOBBIAMO TENERLI LONTANI!”

Mentre cominciavano a indietreggiare, si sentirono da un lato, i boati caratteristici dei C.C.W. Urla inferociti, e ancora esplosioni. Poi più nulla...

“LIBERO!”

“LIBERO!”

Echeggiarono delle voci.

Un corner shot si affacciò all'imbocco della galleria.

Una voce amica.

“E' il capitano!”

Rinfrancato, il gruppo del capitano uscì dal tunnel. Un tanfo di sangue, escrementi e di carne (cruda e cotta) gli investì.

Prova evidente dell’efficacia dei proiettili da 12 assortiti e delle mini granate, il luogo di culto era stata trasformata nella macelleria di un orco. A terra cadaveri nemici assortiti e spezzettati, alcuni piuttosto pallidi, sopra uno strato di sangue che copriva il pavimento. Non c’erano feriti. I soldati si mescolarono dandosi pacche sulle spalle. Qualche novellino vomitò.

Il capitano chiamò a rapporto i sottufficiali.

“Abbiamo fatto buona caccia, signore!”

Fece un sergente dalla faccia ilare di filippino

“A giudicare dalla barba, questo quadrupede è un ufficiale”

Affermò trascinando per le manette un fecondatore grasso e pelato ,dotato di grande barba rossa la quale lo faceva assomigliare a un puttaniere dell'anno mille, e da un sacco di nastrini e patacche.

“Bene!”

“Abbiamo catturato almeno 5 talibonni” fece una donna dalla faccia dura e angolosa.

“Uno ha disertato. Lo abbiamo acchiappato noi” fece il sergente, serafico come sempre.

“.....mmmmhhh.... trovate un posto dove eseguire l'ordine permanente.... e conducetevi il disertore.

Per ora, diamo un'occhiata alla tua tana, hai capito bello?”

Disse il capitano, rivolgendosi al barbuto.

Il caprone rimase zitto.

Il sergente estrasse il suo charu , si bagnò il pollice di saliva e ne controllò l'affilatura.

“Confidiamo nella TUA collaborazione, piena, sincera e incondizionata.”

Affermò in tono leggermente ironico, guardando di sbieco il nemico.

Una goccia di sudore scese lungo la tempia e si perse nella barba. Con quelle terribili lame castravano i credenti!

“il mio ufficio è di là.”

Sussurrò nella lingua dei suoi nemici , con un leggero accento e senza balbettio.

“Andiamo” ordinò il capitano.

 

.......

 

Nell'alloggio sfarzoso nel comandante nemico , il capitano si sedette sulla poltroncina e allungò voluttuosamente i piedi sulla scrivania mentre il sergente si interessava alla libreria. Il caprone era fermo al centro dell’ufficio, tra due soldati satelliti. Sotto lo sguardo furente del nemico, il sergente cominciò a esaminare e poi a buttare per terra i libri. Trovò quello che cercava. Un grosso volume del culto. Lo aprì , ne sfogliò le prime pagine e, deliberatamente, ci scaracchiò sopra. Il comandante nemico fremette. Il sergente strappò qualche pagina e non soddisfatto, ci si soffiò il naso. Il barbuto non resistette.

“PROTESTO! La convenzione di Ginevra vi vieta simili atti!” quasi urlò nella lingua degli avversari, con una intonazione di comando.

il sergente e il capitano fissarono il nemico come se gli fosse cresciuto un tulipano sulla fronte, e si guardarono a vicenda. Il capitano fece un cenno al soldato a destra del comandante. Immediatamente il soldato affibbiò un sonoro schiaffone sulla nuca dell'idiota. Il barbuto barcollò in avanti per lo sgrugnone. Il sergente gli si avvicinò e lo guardò con aria interessata:” La convenzione di Ginevra? Cosa sai te della convenzione di Ginevra? E comunque, questi pezzi di carta sono superiori alla convenzione di Ginevra, alla dichiarazione dei diritti dell'uomo, a tutto, no?” chiese il sergente protendendo il libro.

Il barbuto non rispose, emanando una capronica dignità offesa.

Il sergente continuò.

“Spiegami un cosa , caro. Mi sembra che uccidere o violentare qualcuno sia meno importante che strappare una paginetta di questo libercolo. No?

il nemico non si trattenne più.

“quella è la parola di dio , cani ...”

Secondo sgrugnone , dato con moto autonomo dal soldato e assolutamente approvato dai superiori, che spezzò a metà il concione animalesco.

Il sergente cominciò a agitare il volume in modo ridicolmente esagerato sotto il naso del comandante.

“Che c'è?! Che c'è che non va? Questa è carta da culo e io la userò come carta da culo! Non ti va bene , cane figlio di una iena e di 5 cani?”

il comandante nemico lo squadrò con uno sguardo pieno d'odio.

Il sergente sorrise e si volse verso il capitano.

“Questo affare mi è proprio antipatico! Lo posso massacrare, capitano?”

“No. Ci serve vivo, che canti.” rispose il capitano , sollevandosi con aria seccata dai documenti che stava esaminando

“Vivo e intatto, signore?” chiese speranzoso il sergente.

“Solo vivo...”

“Benissimo!”

A un cenno del sergente i soldati afferrarono le braccia del prigioniero.

Il sergente portò lentamente la mano sulla guancia sinistra del nemico, come se volesse accarezzarlo mentre il nemico lo fissava rabbiosamente. Infilò le dita nella barba. Cominciò a tirare. Il nemico spalancò gli occhi e iniziò a muggire. Con voluta lentezza, il sergente gli strappò la barba su tutto un lato del viso.

L'idiota gemette dal dolore mentre le lacrime scorrevano, tenuto in piedi dai due soldati. Il sergente ordinò :”Lasciatelo cadere.”

L'animale cadde in ginocchio.

Quello in cui dite di credere voi è una divinità che sta con chi vince. Non vi siete mai chiesti perché da 500 anni riuscite a essere solo dei pidocchiosi? E perché non riuscite mai a vincere se vi scontrate faccia a faccia con noi?

Chiese il sergente con cattiveria.

Il nemico non rispose.

Il capitano si alzò:” Stiamo perdendo tempo. Andiamo sul luogo del supplizio!” disse con una strana intonazione ironico-trionfale.

 

.....

 

Il capitano e il sergente spinsero il comandante nemico ammanettato nella stanza disadorna. I due satelliti erano stati messi in libertà.

I 5 “talibonni” sopravvissuti erano stati denudati e legati a una parete con le braccia e le gambe divaricate. Tutti avevano una specie di museruola che gli spalancava la bocca. Su un tavolo , una piccola tenaglia da fabbro e una grossa tenaglia da fonderia, lunga più di un metro, erano infisse in un braciere acceso. Vicino al braciere , dei grossi guanti ignifughi.

Dall’altra parte della stanza, il più lontano possibile da quegli uomini nudi, il disertore, immerso in pantaloni e camicia di due misure più grandi, era accovacciato in un angolo, sorvegliato da una milite impassibile.

I nuovi arrivati guardarono la scena, due con aria indifferente e uno con aria inquieta.

“Vedo che è tutto pronto e si può procedere.”

Esordì il capitano

“ Lei, se non vuole assistere, può andare.”

Disse rivolgendosi alla soldatessa.

“Grazie, signore.”

Rispose lei. Salutò e uscì dalla porta.

“Guarda bene quello che succederà. Sarà molto istruttivo.”

Disse il capitano al comandante nemico, che adesso cominciava a spaventarsi.

“Avanti.”rivolgendosi alla figura rannicchiata. “Deve dimostrare che possiamo fidarci di lei. Deve strappare la lingua e evirare questi traditori.”

La figura ebbe un fremito violento.

“NO!”

“Se non possiamo fidarci di lei, finirà come loro.” Sentenzio impassibile il capitano.

Il sergente si avvicinò al disertore e gli posò gentilmente la mano sulla spalla.

Il corpo rannicchiato tremava.

Oggi non è più possibile tirarsi da parte. Dobbiamo tutti prendere una posizione. Adesso sei costretto a scegliere. Con noi o contro di noi.”

Il disertore guardò il sergente in faccia. Si alzò traballando e si avvicinò al tavolo con gli strumenti.

 

…..

 

Il comandante capronico, in preda a una crisi isterica, era stato incassonato (rinchiuso in un cassone). Dato che aveva fatto il bravo , era stato sedato. I 5 ex pene & lingua-muniti erano stati sommariamente medicati e tradotti nelle retrovie, con lo stesso elicottero che aveva portato via il cassone. Arrivati a destinazione, sarebbero stati separati. L'ufficiale sarebbe stato spremuto come un limone, e poi, forse, sarebbe impazzito, mentre i 5 ex sarebbero stati fatti impazzire per poi essere spediti nel territorio nemico, come monito per i collaborazionisti.

I soldati liberi dal servizio mangiavano le loro razioni nel sala mensa. La carnaccia nemica era stata rimossa ed era stata buttata segatura sulle pozze di sangue.

Il disertore era seduto da solo a un tavolo. Si teneva la testa con le mani e teneva la sguardo fisso avanti a se, con gli occhi vuoti senza vedere niente. Sul tavolo, giaceva un piatto abbandonato.

Il sergente si sedette nel posto a lato, tirò fuori una fiaschetta piatta dalle tasche e bevve un sorso del liquido contenuto. Schioccò le labbra dal piacere. Il disertore non si mosse, perso nel suo vuoto. Il soldato gli toccò la spalla. Il disertore si scosse e girò la testa. Il sergente gli offrì la fiaschetta.

“ Prendi. Questa roba aiuta.”

“ Che ... che cosa è?”

“Una cosa vietatissima. Bevi.”

Il giovane prese la fiaschetta e l'accostò alle labbra. Mentre la mandava giù , faceva delle smorfie.

Smise di bere.

“E' terribile!”

Esclamò con la bocca storta.

“Fa bene e scalda. E la cosa di cui hai più bisogno adesso , è un po' di calore.” Replicò il sergente, riprendendosi la fiaschetta.

Il ragazzo lo fissò con gli occhi spalancati.

“Io non avevo mai fatto del male a nessuno... io non volevo far male a nessuno...volevo solo non aver fame.... per questo mi sono arruolato negli illuminati!”

Spiegò con aria terrorizzata.

“Ne sono sicuro, figliolo.” fece paterno il sergente.” Ammetterai però che non bastano le tue parole a convincerci. Ci vogliono dei fatti.

I... fatti? Quello che ho già fatto ... non basta?”

No. Lavorerai con noi contro di loro. E noi non chiediamo riti fasulli o parole insincere. Guardiamo solo la realtà delle azioni.”

il ragazzo lo guardò esterrefatto.

“Considerati abile e arruolato” esclamò il sergente e si alzò.

Pietosamente, li lasciò la fiaschetta.

 ....

 

 

L'arma da combattimento ravvicinato (Close Combat Weapon) maneggiata del sergente è un'arma multi canna simile al colt defender in calibro 12 (http://www.guntech.com/hillberg/index.html)con l'aggiunta di una canna da 40mm (http://en.wikipedia.org/wiki/M79_grenade_launcher)

 

Il corner shot è un arma di fabbricazione israeliana che guarda e spara oltre gli angoli http://cornershot.com/

 

Charu : arma bianca derivata dal pennato toscano. In pratica ,un insieme tra una roncola e una accetta. (http://caposkaw.deviantart.com/art/CHARU-PROJECT-66338201)

 

Dietrich satanica : Kartoffel Stampfer versione della vecchia bomba tedesca col manico (ho sempre

pensato che sia l'arma migliore per ripulire corridoi e trincee.

 

Talibonni è una corruzione di “Taliban johnny” , occidentale convertito al culto nemico e arruolato nell'esercito.

 

cassone : originariamente una contenitore- barella per feriti, poi trasformato in una mezzo di contenzione per prigionieri preziosi. Effetti simili a una camera di deprivazione sensoriale.

 

 

 

 

 




30 aprile 2008

IL FINE DI FINI : LA PACIFICAZIONE

 



«PACIFICAZIONE»
- Dal neo presidente della Camera un elogio del 25 aprile e del primo maggio: «Celebrare la ritrovata libertà dell'Italia e la centralità del lavoro è un dovere cui nessuno deve sottrarsi» ha spiegato Fini. «Si tratta di valori - ha aggiunto - condivisi da tutti gli italiani, specie i più giovani». Per il nuovo numero uno di Montecitorio, nonostante siano «pochi e isolati» quelli che ancora «alzano steccati di odio», bisogna continuare a impegnarsi verso «la ricostruzione di una memoria storica condivisa, una pacificazione nazionale tra vincitori e vinti».

( fonte Corriere della Sera )

Questa Nazione deve ricomporre i suoi antichi dissidi, deve voltare pagina, e in quest'ottica, le parole di GianFranco Fini non potevano essere più condivisibili e nobili.

Condivisibili, tranne che per chi fa come unico argomento di lotta politica l'odio e la prevaricazione.
 
Speriamo che la classe dirigente di sinistra sia abbastanza matura da aderire a quest'invito alla distensione, alla pacificazione.

Pike




30 aprile 2008

GRAZIE UALTER!

                

Santo subito. Si, vogliamo Ualter Ueltroni SANTO. Il motivo è semplice: da quando è entrato in primo piano nella politica italiana, noi “destri” non possiamo che ringraziarlo vivamente del suo operato e dei suoi risultati.

1- E’ stato il principale artefice della caduta del governo Prodi;

2- Ha creato di riflesso il PDL (forse per questo dovremmo ringraziarlo un po’ meno);

3- Ha buttato i Comunisti fuori dal Parlamento;

4- Con la sua politica del “ma anche…”, del “si può fare…” ci ha fatto STRAvincere le elezioni nazionali;

5- FONDAMENTALE PUNTO, GRAZIE A LUI, ALEMANNO E’ SINDACO DI ROMA

Con questi 5 punti CAFFENERO, vuole candidare Ualter Ueltroni a Santo.

Grazie di tutto Ualter!

Kinasafronte




permalink | inviato da kinasafronte il 30/4/2008 alle 14:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa



29 aprile 2008

RECONQUISTA - primo capitolo

 NB: Questo racconto, di cui ripubblichiamo il primo capitolo,in previsione della pubblicazione delsecondo e del terzo, è un "ucronia" scritta dal  nostro autore Caposkaw; non rappresenta la realtà e ne un futuro auspicabile!




Era stata una grande battaglia. Il generale fissò sullo schermo i dati approssimativi delle perdite del suo esercito, i diagrammi del terreno conquistato. Poi lasciò passare le riprese televisive dei soldati. Carri armati distrutti, corpi di nemici.

Alzò gli occhi e vide la sua intendenza.

“Cosa c'è?”

“Il giornalista di AL JAZERA , signore.”

“Va bene , lo faccia passare.”

Il giornalista entrò nell'ufficio sfoderando un fasullo sorriso a 34 denti fasulli, protendendo una mano.

“Buon giorno, generale. Vedo che per lei è stata una grande vittoria” esordi.

Il generale lo guardò con aria indifferente e sollevò la sua manona nera per stringere quella dell'interlocutore.

Giornalista:”E' per me un grande onore intervistarla! Tendo a precisare che non condivido l’opinione del mio governo. Per me quello che sta accadendo è una questione interna al suo paese.”

“Ne sono contento.Mi vuole intervistare adesso? Allora preferisco uscire all'aria aperta.” disse alzandosi.

Con il giornalista alle calcagna il generale uscì dal posto di comando mobile e respirò l'aria con evidente piacere.

Il giornalista si rivolse al cameraman seduto poco lontano: “Vieni ! E preparati a riprendere! Bene, bene! Scusi signor generale, prima di cominciare, averi una domanda al di fuori dell'intervista.”

“Al di fuori? Prego, mi dica.”

Giornalista:”Quando stavo salendo sulla collina, ho visto dei “figli di dio” prigionieri. Ma tutti dicono che questa è una guerra senza prigionieri. Come mai?”

Il Generale alzò le spalle:

“Capita che ogni tanto qualcuno si arrenda. Ma subiranno il solito trattamento.”

il Giornalista drizzò le orecchie con aria interessata:

”Il solito trattamento? Che cosa significa?”

Il Generale lo fissò in volto, e rispose scandendo le parole:

Saranno dissanguati per aumentare le nostre scorte ematiche. I loro organi sono inutili.”

Il giornalista perse la sua aria sorridente, e la sua mascella si abbassò un poco.

Il generale continuò, col tono di chi dice la cosa più ovvia del mondo:

”Evidentemente c'è un'altra cosa che non sa. Questa, noi non la consideriamo una guerra. La consideriamo una disinfestazione. ”

Il giornalista rimase senza parole. Il generale gli volse le spalle e guardò giù verso il campo di battaglia cosparso di rottami.

Il tenente in piedi nel semicingolato guardava l'orizzonte col visore. Il sole si era completamente alzato, visibilità perfetta. Volse verso il basso il viso imberbe:

”Quanto manca all'obbiettivo?”

Il navigatore illuminato dagli schermi rispose:

” Circa 15 minuti signore. Nessuna traccia di nemici armati in zona.”

“Bene.”

Due veicoli più avanti , il sergente ,sconciamente stravaccato su un sedile, si stava accendendo un toscano con evidente piacere.

“Non capisco come le piaccia quella robaccia” fece il giovane soldato seduto vicino.

“Questo mi denota come uomo del ventesimo secolo, figliuolo. Un sacco di piaceri proibiti retti con fisico d'acciaio” affermò con aria sorniona il sergente, dandosi un pacca sulla tempia , che emise un lieve rumore metallico.

“bleah!”rispose il soldato, cercando di aprire uno sportellino laterale.

” Tieni chiuso, figliolo” sospirò il sergente.

Il giovane lo fissò con aria interrogativa.

Il Sergente sussurrò addolorato :” Non voglio vedere come i pidocchi hanno ridotto questa Terra.”

Proseguì , parlando più a se stesso che al suo interlocutore:

“Una volta questa Terra nutriva milioni di persone. Adesso siamo quasi sull'orlo della carestia. Loro e le loro luride capre!”

La jeep blindata prese una buca. Il soldato diede una craniata risonante contro il soffitto corazzato. Per fortuna aveva l'elmetto.

Il sergente non si mosse, come se fosse avvitato al sedile.

”E hanno anche lasciato andare in malora le strade.” concluse.

Nel villaggio di *** la spia estrasse dal nascondiglio il piccolo computer palmare. Lo accese, digitò la password e guardò la sequenza di lettere che apparivano. Un'espressione di gioia si dipinse sul suo volto. Corse alla cucina dalla moglie e l'abbracciò felice. “Maria, Maria! È finita! I nostri stanno arrivando!” La moglie lo guardò interdetta per un attimo, poi lo abbracciò e lo baciò con frenesia.

Mentre una coppia di elicotteri giravano sopra l'abitato, i mezzi militari imboccarono la strada principale. Il tank in avanguardia schiacciò un discreto numero di capre di un gregge che non sia era scansato. Il pastore ,appena visti i mezzi corazzati ,era lestamente fuggito.

La piccola colonna, si divise in due parti entrando nel paese . Il carro armato con il suo seguito di mezzi si fermò di fronte al luogo di culto, e l'automezzo del sergente, seguito da due cingolati carichi di soldati e da 4 autocarri vuoti e un'ambulanza, si diresse verso il ghetto. Il tenente smontò dal semi cingolato e salì sulla torretta del carro.

“Allarme rosso, ragazzi. Ricordatevi che siamo in mezzo ai nemici”

Sussurrò al capo carro, che pareva un'escrescenza umana saldata alla corazza.

“Ok signora.”

Rispose il capo carro , scarsamente impressionato.

Gli uomini scesero dai mezzi disponendosi a difesa.

Nel frattempo il sergente scendeva dal mezzo con il toscano in bocca. Con uno sguardo disgustato percorse quella dozzina di baracche.

“Bastardi!” sibilò.

La gente cominciò a uscire dai tuguri per guardare quei soldati. I militari cominciarono a mescolarsi alla gente, ripetendo ritmicamente “Siamo soldati della repubblica, siete liberi.”

Quando queste parole iniziarono a entrare nella testa dei civili, molti scoppiarono a piangere. Una donna anziana col volto segnato cercò di baciare le mani del sergente.

“No,no nonna. Vieni qua” disse il sergente abbracciandola affettuosamente. Tutte le donne cominciarono a accarezzare i volti dei soldati come madri e gli uomini gli stringevano le mani.

Il sergente si sciolse dall'abbraccio con la nonna e si avvicinò un megafono alla bocca.

“Gente , adesso vi porteremo in un posto sicuro, dove vi faremo degli esami medici e vi daremo da mangiare.” Con calma, i soldati cominciarono a condurre i civili verso i camion e li aiutarono a salire.

Una donna ancora giovane, col viso tumefatto ,si presentò davanti al sergente:

“Mi aiuti la prego!hanno preso mia figlia!”

“Come? Quando è successo?”

“Ieri sera! Ho cercato di impedirlo ma mi hanno picchiato!”

“Sa chi è stato?”

“Si! Lo so dove abitano!”

“Andremo a liberarla. però dovremo aspettare che la sua gente sia partita. Ci vorranno pochi minuti”

Il sergente fece il suo rapporto radio al tenente:

“I civili stanno per partire. Sono nelle condizioni solite, affamati e malridotti. Ma i nemici hanno rapito una ragazzina ieri sera. La madre è qui con me e sa dove l'hanno portata. Passo.”

“Va bene sergente, appena evacuati i civili faccia irruzione. passo e chiudo”

Rispose il tenente all'auricolare. La piazzetta dove era parcheggiato il carro armato era deserta. I nemici guardavano da dietro le tende. Solo due persone apparvero. Erano la spia e sua moglie. Il marito in giacca e cravatta e la moglie in tailleur (tolti dai nascondigli e dalla naftalina). Entrambi erano raggianti. Il tenente e i suoi soldati guardarono con stupore quell'assurda coppia.

“ALT! FERMI!” abbaiò il soldato più vicino, puntando l'arma.

La coppià si fermò, senza smettere di sorridere.

“MANI IN ALTO! VISIBILI!” Intimò il milite , senza abbassare l'arma.

I due obbedirono , sempre sorridenti.

Un altro soldato prese da un mezzo uno scudo portatile e un rilevatore che sembrava un'arma da fantascienza. Si avvicinò alla coppia sconcertante tenendosi dietro allo scudo, mentre tutti i suoi commilitoni si mettevano in posizioni riparate rispetto ai due. Giunto a due metri di distanza, gli scannerizzò prima uno e poi l'altra.

Esame negativo. Niente ferro , né polvere.

“PULITI!” gridò con voce stentorea l'artificere.

L'ambiente si rilassò. Il tenente ordino:

“Lasciateli passare!”

La coppia (sorridendo più che mai) oltrepassò il cerchio difensivo e si avvicinò al tank.

“Buongiorno, signora!”

Esordì la spia tendendo la mano verso l'ufficiale appollaiato sul carro.

“Buon..giorno”

Replicò poco convinta il tenente.

La luce risplende in occidente

Affermò la spia sempre sorridente.

E il buio muore

Rispose il tenente,sorridendo di rimando.

“E' lei , allora. Sono molto contenta di conoscerla”

“Mai quanto me ,Signora! ecco , qua c'è l'ultimo rapporto”

Disse porgendo il palmare.

“Bene! dobbiamo fare un altro paio di cose poi ce ne andremo. Lei e la sua signora salite pure sui nostri mezzi.”

“Grazie! Non immagina quanto sia felice di ritrovarmi tra esseri umani.”

....

I camion, carichi di un'umanità affamata ,erano sulla via del ritorno vigilati dagli elicotteri mentre il sergente seguiva la donna con altri 5 soldati. Facce dure. Percorsero i vicoli medioevali ingombri di spazzatura e escrementi, seguiti da occhi spaventati e invisibili. La donna indicò un portone. Il sergente batté col calcio del fucile d'assalto.

“Aprite! APRITE!”

Batté ancora una volta, e attese.

Silenzio di tomba.

Il sergente punto l'arma verso la serratura e lasciò partire una scarica. La serratura si disintegrò. Con un calcio brutale il sergente spalancò la porta e entrò. Due figure paludate in vesti scure gli presentarono davanti, salmodiando in un linguaggio incomprensibile. Il sergente strappò il velo alla più vicina che si coprì la faccia. Artigliandola per i capelli, il sergente costrinse la figura a guardarlo negli occhi .

“Dov'è? DOV'è?” chiese sputacchiando.

La fattrice biascicò qualcosa d'incomprensibile. Seccato, il sergente la sbatté contro il muro. Crollòa terra. Nel frattempo,i soldati erano sciamati per la casa. Trovarono quattro maschi di varie età, tutti nascosti un po' dappertutto e li radunarono assieme alle femmine. Il sergente aveva cambiato metodo. Dopo aver strappato il velo all'altra, svelando una faccia un po' più giovane, aveva sfoderato una lama e gliela faceva sfarfallare a una non eccessiva distanza dal grugno.

L'interrogata indicò una porticina. Il sergente e la madre si precipitarono. Dietro la porta, una scala che portava a una cantina polverosa. Sul pavimento,nuda e disarticolata,con gli occhi spalancati e vuoti, una ragazzina tredicenne bianca come un lenzuolo. Sotto di lei un grande macchia di sangue secco.

La madre non si avvicinò. Rimase sulla scala immobile e cominciò a piangere gemendo come un animale. Il sergente era sceso ed aveva controllato il cuore. Il puzzo di sperma si sentiva a un metro di distanza. Il sergente si alzò , prese un telo mimetico da una tasca e coprì quel povero corpo violato. La mascella gli fremeva. Salendo la scala condusse dolcemente via la madre, che si abbandonò come un corpo morto.

I soldati tenevano a bada la famigliola con le armi puntate. La famigliola, mani e la faccia contro il muro, non sembrava affatto soddisfatta della sua situazione.

Il sergente portò la madre a una sedia , e la fece sedere gentilmente.

“Legate quelle merde. Nel modo più efficace possibile.”

ordinò il sergente ai suoi. E rivolgendosi alla madre:

“Adesso dobbiamo raggiungere gli altri. Porterò io sua figlia.”

La madre annuì , singhiozzando.

Il sergente fece il rapporto radio al suo superiore.

...

i soldati del tenente, con le ultime informazioni della spia, erano andati a prelevare i traditori.

Questi miserabili erano ora legati e inginocchiati, ognuno con un milite dietro, mentre l'ufficiale gli fronteggiava, fissandoli con sommo disgusto. Nonostante i paludamenti del nemico, si vedevano bene le facce europee e le pance ben piene...

Declamò di fronte al primo.

“Allora.... Marco S*** , nome attuale Mohamed Abdul Aghassem. Tesserato del partito della rifondazione comunista, sindacalista. Adesso hai tre mogli (che picchi spesso) e preghi regolarmente sette volte al giorno. Non tocchi carne di maiale e non bevi alcolici. Ti occupi di organizzare i braccianti del ghetto….

Alla fine resti sempre un sindacalista, vedo.”

Fissò il secondo in modo malevolo.

“Enrico C*** , nome attuale Mohamed ali ulem . Nessuna affiliazione conosciuta , ma era noto come anticlericale e irriducibile mangiapreti. Hai ripudiato 5 mogli e una è morta non si sa bene come.... anche te preghi regolarmente 5 o 6 volte al giorno.

Occupazione .... dar da mangiare ai residenti cristiani. Le testimonianze dicono che gli fregavi metà della razione , che ti rivendevi....”

guardò il terzo.

“Alberto D*** , nome attuale Mohamed Assud... sono tutti Mohamed? Non avete un po' d'inventiva per questi nomi fasulli? Le tue affiliazioni politiche non conosciute. Niente mogli... occupazione fittizia commerciante, occupazione reale informatore della “polizia della fede”...sembra che almeno 10 persone siano defunte grazie a te....”

Sospirò.

“Siete stati condannati per tradimento, e la pena per questo crimine è la morte.”I miserabili si agitarono.

“Pietà! Pietà!”

Gridarono all'unisono. Quello al centro cercò di alzarsi, e il soldato dietro gli sferrò un calcio alla schiena, facendoli sbattere il muso per terra.

“Imbavagliateli!” Strillò il tenente.“Non voglio più sentirli!”

Da una stradina, entrò nella piazzetta il gruppo del sergente, come una processione. Per primo il sergente con il volto impassibile, sorreggendo il corpo avvolto in un lenzuolo come se fosse un'offerta sacrificale. Al fianco la madre piangente sostenuta da un pietoso soldato. Dietro i gli altri militi con in mezzo la famigliola. I nemici erano ammanettati in modo che ad ogni passo le braccia premessero sull'inguine.I soldati gli incoraggiavano con le baionette e le vanghette affilate. La fattrice aveva la mascella spezzata e pendula.

Il tenente aveva gli occhi affilati.

“Mi faccia un rapporto completo.”

Ordinò al sergente, dopo che questi aveva posato il povero corpo dentro una jeep.

“Le bestie maschie hanno rapito questa ragazza al ghetto ieri sera, lasciando la madre tramortita.

Ho trovato la ragazza morta in una cantina. Probabilmente tutti i maschioni l'hanno violentata.”

“E la faccia di quella grassa?”

“Quella troia si è messa a caragnare quando ho preso per la ragazzina il più bel lenzuolo che avevano nella tana.. Ha una eccessiva opinione di se stessa.”

“Che pensa sia meglio , stendiamo prima le bestie o i traditori?”

“Personale opinione, prima le bestie. Da bestie che sono, non capirebbero lo spettacolo.”

“Bene, sistemi prima i maschi. Le fattrici le teniamo per la prova dell 'areolsol.”

il sergente si portò davanti al più anziano della famigliola, e un soldato gli liberò un braccio, per riammanettarlo con le mani dietro la schiena.

“Non mi metto a spiegarti cosa ti capita, perché sei una bestia. L'unica cosa che ti dico è che le bestie non devono toccare gli esseri umani.”

Motteggio il sergente.

In un guizzo , lo prese sotto gli zigomi con la sinistra e lo sollevò di peso. La forza della sua stretta gli spezzò i denti. Il resto della famigliola cominciò ad agitarsi. I soldati di guardia gli calmarono a botte di vanghetta. Il sergente afferrò con la destra la zona degli organi sessuali, strinse e tirò. Il bestio si contorse e si irrigidì. Con un giro della mano, il sergente gli strappò l'insieme. Il bestio emise un mugolio soffocato, cominciando a sanguinare dall'inguine.

Il sergente lo abbassò , gli ficcò in bocca quello che restava del suo apparato sessuale, poi lo lasciò cadere. La stupida bestia evirata si accasciò per terra in un mucchio di abiti larghi, pisciando sangue in modo incontinente.

Il sergente ripeté l'operazione su tutti gli ex maschietti della famigliola (l'ultimo dovette essere trattenuto da 4 soldati) mentre le femmine piangevano, o perlomeno, mugolavano in modo simile al pianto. Alla fine il sergente si pulì la mano sanguinolenta sulla palandrana della più vecchia (evidentemente l'aveva particolarmente in antipatia).

I tre traditori erano rimasti a guardare la castrazione in serie, estremamente spaventati.

A un cenno del tenente, furono buttati a terra sulla schiena. Quattro soldati a testa gli tenevano le braccia e le gambe allargate. Arrivò un grosso soldato con una grossa mazza. Cominciò a vibrare colpi terribili sugli arti dei traditori. Dopo pochi minuti, i traditori avevano braccia e gambe spezzate.

Il tenente si avvicinò a quelle masse contorte.

“La condanna è stata eseguita. Data la gravità del crimine , e il fatto che nessuno ha voglia di sprecare una pallottola per voi, non ci sarà colpo di grazia. Non preoccupatevi, però. La vostra agonia non durerà più di 24 ore...”

Il sergente stava guardando il luogo di culto.

“Una volta , là c'era una chiesa del trecento...l'hanno abbattuta per costruire quella chiavica...”

Meditò.

Dal minareto si affacciò una figura. Gli altoparlanti amplificarono l'ululato.

“Quel coso ha un bel coraggio. Lo zittisca, per favore.”

Ordinò il tenente a un soldato.

Sul volto orientale del soldato interpellato apparve un sorriso. Montò una granata sul tromboncino del file d'assalto. Puntò l'arma verso la torre. sparò. La cima del minareto scomparve in un mare di fuoco e l'ululato di fede si trasformò in ululato di dolore. Un fagotto incendiato precipitò dalla torre.

“Già che ci siamo... abbattete quel cesso!”

Urlò il tenente rivolto al capo carro.

Solerte, il carro sparò una cannonata. Il luogo di culto crollò in una nuvola di calcinacci. Per rifinire l'opera, il tank sparò un altro colpo. Un enorme getto di fiamme uscì dalla canna e investì le rovine, che cominciarono a ardere.

I soldati guardarono attorno , inquieti

Nonostante tutto, dalle case non uscì un sospiro. Sembrava di essere in una città fantasma.

“Fanno i duri...”

Commentò tranquillo il sergente.

“E va bene.... trasmettete l'ultimatum!”

Ruggì il tenente, andando verso il suo semicingolato.

Un altoparlante cominciò a ululare nelle lingua nemica.

Approssimativamente tradotto:” La vostra presenza infetta la nostra Terra. Tra ventiquattro ore questa città sarà de parassitata con il gas. Ultimo avvertimento.”

le unici due nemici integri presenti ,guardarono spaventate il tenente che si avvicinava con un grosso spruzzatore in mano.

Il tenente ,rapidissima, gli spruzzò in faccia un liquido verde. Cominciarono a tossire ,ebbero dei conati di vomito, e caddero. A terra entrarono in convulsioni continuando a tossire furiosamente , e poi si agitarono sempre meno , e iniziarono a rantolare.

”Abbiamo finito per ora. Andiamocene.”

fece il tenente.

Solo dopo mezz'ora che l'ultimo mezzo era scomparso sulla strada , delle ombre apparvero sulla piazzetta. I maschietti della famigliola erano dissanguati, le due fattrici erano agonizzanti, mentre i traditori erano ancora vivi. Però non li soccorsero, ma si limitarono a fregargli tutto quello che avevano addosso, tranne i vestiti....

....

La mattina dopo, 6 ore prima dalla scadenza dell'ultimatum, il colonnello camminava nella sala operativa. Simile al gigante Magog, passeggiava nella la ricostruzione olografica della vallata. I gruppi di nemici che fuggivano sembravano colonne di formiche. Le immagini dei droni di controllo erano tante mosche fluorescenti. Ogni tanto calpestava qualche formica o qualche mosca lo attraversava.

“Rapporto”

Disse nel microfono.

“Piccoli gruppi si sono allontanati nella notte. Sembra che questi siano i gruppi maggiori.”

Disse la voce nell'auricolare, che proveniva da uno dei controllori in ombra.

Qualcosa attirò l'attenzione dell'ufficiale. Premendo i pulsanti sul Control Stick, esaltò una zona dell'ologramma. Il paese di *** ingrandi di una dozzina di volte. L'immagine tremolò per un battito di ciglia , poi si stabilizzò. Il paese era diventato grande almeno due metri. Si vedevano perfettamente le case e le strade, con le macerie del luogo di culto. E si vedevano anche delle figurette con delle fiammelle in mano, che correvano di qua e di là. Già cominciavano a vedersi case in fiamme.

“Stanno incendiando la cittadina. Porci! Cannoneggiate i nemici che escono da ***! Non fateli scappare!”

Ordinò rabbiosamente l'ufficiale.

L'ologramma si ridusse di 4 volte.

Una sola colonna di formiche stava uscendo dal paese, sulla strada principale. Il tempo di una ricarica, e i proiettili arrivarono ,sotto forma di piccoli asterischi. Quando colpirono il suolo , divamparono piccole esplosioni stilizzate. Crateri apparvero attorno la strada. Pezzi della colonna di formiche scomparvero e la colonna arretrò. Arrivò la seconda bordata. Gli artiglieri stavano creando un corridoio dove i nemici venivano raggruppati e annientati.

Alla terza scarica i nemici vennero sospinti verso il paese da dove venivano.

Un'ultima bordata. Poi il tiro si interruppe. I nemici erano nel perimetro del paese.

Il colonnello ingrandì di nuovo ***. Le strade del paese erano nere di figure. Si notò un certo trambusto. Alcune figure vennero gettate nelle fiamme dalla folla. Poi le formiche cominciarono a cercare di spegnere le fiamme.

Il colonnello sogghignò.

“A usare il giusto linguaggio, comprendono anche loro.”

Sentenziò.

“Sezione Magic (1), non fate uscire nessun nemico dal paese di *** fino a che il fuoco non è spento”

disse nel microfono.

(1) si riferisce al gruppo di elicotteri da combattimento

......

Appoggiati alla jeep corazzata ,Il sergente e il tenente fissavano il giornalista. Il sergente aveva un'espressione ilare, il tenente era invece a mezza via tra l'arrabbiato e il disgustato. L'oggetto di ilarità e di scherno ondeggiava come un albero nella tempesta , squassato dai conati di vomito. Il cameraman era a breve distanza , verdognolo in volto , ma reggeva.

Tutto questo era causato dal terreno, o almeno da quello che c'era sul terreno sconvolto vicino a loro. Si trovavano sulla strada d'acceso a *** , battuta dall'artiglieria due giorni prima. A provocare la nausea erano i miserabili resti dei nemici , i quali erano stati prima maltrattati dai proiettili, poi sottoposti all'azione delle intemperie e dei divoratori di carogne. Qualche cane randagio girellava ancora lì vicino.

Il giornalista ,dopo aver finito di vomitare , si avvicinò barcollante ai due militi.

“Perché mi avete portato qua ...”.

“Cosa diavolo è successo.. in questo posto...”

Biascicò in due riprese.

“Credevo fosse un professionista”

Sentenziò il tenente , piccata da quella debolezza.

“Non ho mai visto una cosa del genere... uomini,donne ,bambini e bestie... tutti massacrati insieme..”

“E' la Derattizzazione.”

Affermò serafico il sergente.

“ Cosa ...vuol ...dire?”

Chiese da ubriaco il giornalista.

“Semplice. I nemici stavano incendiando il villaggio che abbandonavano. Allora sono stati pestati con le artiglierie per convincerli a smettere. E hanno smesso! Hanno addirittura buttato tra le fiamme gli incendiari e spento le fiamme.”

Spiegò il sergente.

“I.. nemici? Questi erano i nemici? ... Donne, bambini e uomini senz'armi?”

“Lei non conosce la storia recente di questo paese, vedo...”

Osservò il tenente, e la voce si colorò di una nota di disprezzo.

Noi li abbiamo accolti come tutti, senza malanimo e senza cattiveria. Loro hanno usato quella che credevano debolezza per sottometterci. Hanno usato la loro prolificità per creare nuove generazioni stabbiate nell'odio per chi era diverso da loro.... quando hanno cominciato a combatterci apertamente, lo sa come facevano? Le donne con i bambini in braccio davanti, e gli uomini armati dietro.

Ecco. Noi abbiamo imparato. Abbiamo smesso di dividere l'innocente dal colpevole, il soldato dal civile.

Ora sono tutti nemici. Ora ci rispettano e ci temono, non usano più i loro figli come scudi per spararci addosso.”

“E' mostruoso...”

“E' mostruoso perché lo facciamo noi? E quando lo fanno loro? Noi li disprezziamo . Per quello che ci hanno fatto , e ci fanno ancora. Se potessimo ucciderli a colpi di spazzolino del cesso, useremmo solo quello!”

Sibilò esasperato il sergente.

“Ma..ma io cosa faccio qua, cosa c'entro!?!”

Chiese quasi terrorizzato il giornalista

“Lei è qua per far sapere ai nostri nemici aldilà del mare quello che facciamo. Che non ci fermeremo. Che devono avere paura di noi.”

Disse il tenente.

Silenzio.

Il giornalista fissava ammutolito i soldati. Il cameraman aveva un'espressione spaventata.

“Forse servirà a evitare altra morte.”

Concluse il tenente.

Alcune spiegazioni tecniche :

il sergente è un organismo cibernetico

il secondo colpo sparato dal carro armato è una Flame Cartridge , (cartuccia di fiamma) un ordigno simile a un proiettile d'artiglieria che proietta una miscela infiammabile (personale interpretazione del concetto da parte dell’autore).

L'ologramma in cui agisce il colonnello è un sistema di gestione del campo di battaglia che era in studio dall'US. ARMY negli anni 90 (personale interpretazione del concetto da parte dell’autore).

--

Nota dell'autore

: Questo racconto, pieno di buoni sentimenti, di ottimismo e ambientato un futuro non eccessivamente lontano, mi è stato ispirato dal post di sotto:

"Cagoni fascisti la verità è che con i musulmani noi riequiliberemo. Ci sono troppi cattolici in italia,va bene avere un po di musulmani per fare a pari così quell'omarino vestito di bianco si da una calmata."




29 aprile 2008

WALTER VELTRONI, ANATRA ZOPPA O CONDOTTIERO ?

 

Quando la realtà non corrisponde all’opinione, per qualcuno è più comodo cambiare la realtà. Invece mi sono riguardato alcuni miei precedenti commenti per riflettere se è il caso di cambiare le mie opinioni e previsioni. Non è il caso.

 

Veltroni e il popolo di centrosinistra, sotto il fallimento del governo Prodi, hanno  costruito il quasi bipartitismo italiano,  aggrappandosi disperatamente al PD,  recandosi in massa ai gazebo per votare le primarie , accettando di competere alle elezioni politiche in un raggruppamento abbastanza omogeneo politicamente .

 

Questo ha costretto Berlusconi e Fini a ripetere la stessa operazione nel centrodestra costituendo il PdL ed ha avviato l’Italia verso un sistema politico competitivo (alternanza) compiuto.

 

Il varo del sistema competitivo  ha costituito implicita legittimazione per entrambi gli schieramenti.

 

La vittoria del centrodestra alle elezioni nazionali del 14 aprile e alle elezioni romane del 28 aprile aprirà sicuramente una serie di problemi interni al PD e alla leadership di Veltroni.

 

Questo si rifletterà inevitabilmente su PDL e centro destra in genere, che non solo deve essere in grado di governare il processo riformatore che comincia dalle istituzioni in modo da  selezionare e migliorare la classe dirigente italiana e costruire quei valori condivisi ecc. ecc.

 

Ma deve essere in grado altresì di coinvolgere il più possibile la leadership di Veltroni per rafforzarla e raggiungere l’interesse comune che è il mantenimento del sistema competitivo (alternanza).

 

L’occupazione da parte del centrodestra delle due cariche istituzionali rimaste libere (presidenza del Senato e della Camera) è una garanzia di procedere comunque alle riforme istituzionali, anche nella ipotesi che la  leadership di Veltroni fosse messa in discussione per cui è  una minaccia nei confronti di chi volesse defenestrarlo (D’Alema)  e paradossalmente rafforza Veltroni e non costituisce ostacolo al dialogo.

 

Ma per rafforzare la leadership di Veltroni e quindi il quasi-bipartitismo, è necessario procedere con accortezza  cominciando da quelle riforme condivise o condivisibili come  la modifica dei regolamenti di Camera e Senato, cioè dei due motori democratici del cambiamento, che dovrebbero restituire velocità e efficacia all’attività parlamentare.

Cioè il problema è : dove cominciare ?

 

Al riguardo è stato eloquente  Fini quando ha dichiarato che gli italiani accetterebbero i sacrifici che gli si chiedessero  solo in presenza di adeguati sacrifici da parte della classe politica, burocratica, militare, economica, sindacale ecc  cioè della casta.

 

In altre parole prima cancellare, ridurre, riorganizzare gli apparati politici e burocratici pubblici e poi le altre riforme invocate a gran voce da alcuni e meno condivise da altri come  il federalismo fiscale, il presidenzialismo, la riforma della giustizia etc

 

Questo approccio oltre che essere logico (prima distruggere poi ricostruire) mantiene aperta una dialettica politica fra i due schieramenti e quindi la possibilità di intese bipartisan e offre a Veltroni il tempo di consolidare la sua leadership sul PD  per fronteggiare meglio i suoi avversari interni (D’Alema) e esterni  (sinistra radicale, UDC) che potrebbero coalizzarsi additandolo, insieme al centro destra, come componente della casta

 

Insomma il centrodestra dovrà offrire sponda a Veltroni e questi dovrà tirare fuori le palle, visto che  mantiene buone carte :

 

Il popolo dei gazebo è ancora dalla sua parte

Dipietro e i grillini devono decidere il da farsi

Casini e UDC  ridimensionati

Sinistra radicale fuori dal parlamento

D’Alema con Rutelli rombato, senza sponde esterne difficilmente disposti a sfidarlo apertamente

 

mauromauro



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