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20 febbraio 2008

Diritto sociale

 

“Nell'economia liberista i beni non vanno laddove servono ma dove ci sono i soldi per acquistarli”.

Questo è uno dei concetti migliori espressi dal pensatore e scrittore Massimo Fini, uno dei principali contestatori del nostro sistema di vita e dell'economia liberista su cui si fonda.

Il liberismo ha infatti commesso l'imperdonabile errore di trasformare il denaro da semplice mezzo di scambio qual' era a una vera e propria merce, la più preziosa di tutte, tanto che un pezzo di carta dal valore convenzionale oggi vale più di beni concreti come il cibo o il lavoro delle persone.

L'autoreferenzialità del denaro ha portato a conseguenze disastrose sull'accesso alle risorse da parte dei cittadini, non solo quelli dei paesi poveri ma anche delle nazioni più sviluppate. Il paradosso che si è creato è quello di una società in cui all'abbondanza di beni fa da contraltare l'impossibilità di goderne per molte persone che, avrebbero invece ogni diritto ad accedervi [nota in corsa, è evidente che parlando di persone con diritto all'accesso alle risorse si intende la gente che lavora, che studia, costruisce una famiglia o soffre di una autentica disoccupazione o altro disagio che le impedisca di avere un reddito, mentre sono da considerarsi esclusi coloro che non vogliono guadagnarsi da vivere preferendo per comodità il parassitismo o la delinquenza].

Ecco quindi che in una stessa città troviamo abitazioni sfitte o invendute e allo stesso tempo famiglie strangolate dai mutui o trentenni che vivono coi genitori perché non possono permettersi una casa propria. Oppure casa farmaceutiche che ingrassano coi brevetti per farmaci che all'atto pratico vengono sintetizzati con pochi soldi, e gente che fatica ad acquistare le medicine di cui ha bisogno per i prezzi troppo alti, o peggio ancora che non può permettersi terapie farmacologiche più complesse per malattie importanti.

Il discorso si fa più grave su scala globale, se pensiamo agli africani che non possono nutrirsi dei cereali che loro stessi producono, in quanto destinati all'esportazione, e che questi cereali vengono poi in buona parte usati come mangime per gli allevamenti nordamericani - a loro volta alla base dell'obesità dei cittadini statunitensi -, o peggio ancora distrutti per poter mantenere alti i prezzi sul mercato mondiale.

Tutto questo fa riflettere sulla necessità di un cambiamento radicale nell'accesso a beni fondamentali che non deve essere più determinato dalla disponibilità di denaro ma dal diritto ad averli in cambio dell'adempimento dei propri doveri.

Non si tratta di reinterpretare lo Stato come una “mamma” troppo generosa che distribuisce benefici a tutti senza distinzione tra chi se li merita e chi no, perché questa visione ha già portato in passato al crollo dei paesi comunisti, soffocati da un parassitismo dilagante, e al disastro finanziario della stessa Italietta, paese liberista troppo buono con le clientele di turno.

Si tratta invece di stipulare un patto sociale tra cittadini di cui lo Stato deve essere semplicemente un vigile garante. Di conseguenza un cittadino o una famiglia che giocano il proprio ruolo nella società – lavoro, educazione dei figli, partecipazione alla vita comunitaria – devono avere accesso ai beni fondamentali per l'uomo, come la casa, l'istruzione pubblica, l'assistenza sanitaria, sia attraverso un'erogazione pubblica diretta che attraverso i privati.

Il problema economico – una politica di questo tipo si direbbe a prima vista estremamente costosa – sarebbe scavalcato dalla stessa riduzione del ruolo attribuito al denaro. Preso atto che la nostra società già possiede tutti i beni basilari di cui i cittadini hanno bisogno – scuole, medicinali, abitazioni – attribuire questi beni ai cittadini beneficiari non sarebbe più un atto economico basato sulla compravendita e quindi sulla disponibilità di denaro, ma un semplice passaggio burocratico.

Il primo passo per essere un po' più persone e un po' meno consumatori.

Simone

www.simoneinarcadia.altervista.org




permalink | inviato da kinasafronte il 20/2/2008 alle 13:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa



19 febbraio 2008

ELEZIONI: ESPRIMI LA TUA PREFERENZA

VISTE LE ATTUALI COALIZIONI E MUTAMENTI DELLA POLITICA ITALIANA, VERSO CHI È ORIENTATO IL TUO VOTO?




permalink | inviato da kinasafronte il 19/2/2008 alle 13:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa



18 febbraio 2008

“VOGLIONO SEMPRE DI PIU’”

 

  • Costituire negli Stati Uniti un comitato consultivo di governo riservato ai musulmani.
  • Autorizzare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna zone ed eventi riservati ai soli musulmani.
  • Riservare alle donne una piscina comunale come in Francia.
  • Escludere indù ed ebrei da una giuria che esamina un caso riguardo a un islamista, in Gran Bretagna.
  • Modificare a Hamtramck, nel Michigan, la legislazione in tema di inquinamento acustico per diffondere attraverso altoparlanti l'adhan (la chiamata alla preghiera).
  • Concedere, nello Stato di New York, a un prigioniero il diritto senza precedenti di evitare perquisizioni dei capo di vestiario.
  • Utilizzare, negli Stati Uniti, le scuole e i media finanziati dai contribuenti per convertire i non-musulmani.
  • Permettere, nel New Jersey, agli studenti delle scuole finanziate dai contribuenti di utilizzare le aule vuote per la preghiera.
  • Giudicare illegale, in Australia, la "denigrazione religiosa" dell'Islam.
  • Punire, in Canada, le idee contrarie all'Islam con un indottrinamento su incarico della corte da parte di un islamista.
  • Proibire alle famiglie di inviare carne di maiale e prodotti ottenuti dalla lavorazione dei maiali ai soldati americani che prestano servizio in Iraq.
  • Chiedere alle donne soldato americane di stanza in Arabia Saudita di indossare le abayas fornite dal governo.
  • Applicare le "regole Rushdie" – ovvero permettere ai musulmani di fare tacere le critiche mosse all'Islam e ai musulmani.

E VOGLIONO FARE COME GLI PARE”

Negli ospedali inglesi vi sono studentesse musulmane che stanno facendo pratica, però si rifiutano di seguire le normali regole d’igiene, fregandosene altamente di diffondere microbi anche mortali come lo stafilococco MRSA ed il clostridium difficile. Tutti i medici inglesi e pure stranieri adottano un camice “nudo sotto al gomito”, mezze maniche e non possono portare orologi, braccialetti e monili vari.

Si devono lavare la mani tra una visita e l’altra e deve essere una regola per non contagiare i pazienti.

Ma le studentesse musulmane si rifiutano di procedere a queste semplici regole, perché far vedere un pezzo di braccio è contrario alla loro religione.

Ed allora non facciano corsi di medicina!

Tanto più che sono sovvenzionate dai contribuenti.

Alcune sono arrivate al punto di rinunciare al corso piuttosto di far vedere un pezzo della loro pelle e ricorreranno a via legali.

Secondo il Corano” nessuna donna musulmana che esercita la professione di medico, infermiera o..paziente..non deve scoprire le sue braccia sotto il gomito.

Povera terra di Albione, sei passata “dalle stelle alle stalle”.

L’invasione islamica di pazzi, fanatici, terroristi, andrà a finire come una vecchia canzone: “Inghilterra la tua fin segnata è già”!

Ma come è possibile che una grande nazione come l’Inghilterra si sia lasciata prevaricare da una massa di musulmani che si sentono i padroni in un paese che ha fatto il grande errore di ospitarli?

E’ tardi, ormai, rispedirli ai loro paesi ma bloccate la continua invasione e fate vedere al mondo che sapete governare un paese e non essere sottomessi.

ERCOLINA MILANESI

www.ercolinamilanesi.com




permalink | inviato da kinasafronte il 18/2/2008 alle 13:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (41) | Versione per la stampa



15 febbraio 2008

COSE TURCHE!

 

«Da un anno e mezzo l’Italia sta diventando fondamentalista, è il momento di dire basta: tutte le donne dovrebbero alzarsi e dire basta» .

Così s’indigna Souad Sbai, presidente dell’Associazione donne marocchine in Italia e membro della Consulta per l’Islam italiano

Per alzarsi le femministe si alzano,però in Turchia,in Italia no.In Italia vige il più ferreo rispetto per la cultura (purchè d’importazione) e quindi per pratiche che tutto sono tranne che rispettose della dignità delle donne.


Aggiungo che sabato,nelle maggiori città della Turchia,le femministe (turche) ,hanno protestato contro la Legge che toglie in parte il divieto di indossare il velo islamico nei luoghi pubblici.

Non ho sentito alcuna presa di posizione delle femministe di sinistra “nostrane”,definite acutamente da un amico “ Katiusce f@@@emarce” . Nemmeno un fiato,un lieve alito di vento,ma almeno un regolino,zero,ciccia.

Le nostre “belle” Katiusce sono evidentemente annichilite dalla paura di toccare un dogma culturale di sinistra,cioè il rispetto dell’altrui cultura,anche quando questa cozza e con un bell’urto frontale e di quelli sodi, contro i valori propri di sinistra,come nella fattispecie .

Le femministe turche,vogliono che la Legge dello Stato continui ad impedire di indossare il velo in pubblico.In nome dei diritti delle donne,del femminismo e della laicità dello stato.

Da noi,famigerati esponenti di sinistra,protestano perché le donne islamiche possano indossarlo,il velo,in nome del femminismo e della laicità dello stato .

C’è qualcosa che non va,secondo me.Ma forse è un mio problema.Certo che non ho la lungimiranza che contraddistingue il popolo di sinistra,ma a me ,qualcosa comunque non torna.Se le femministe turche sono contro il velo dovrebbero esserlo anche le femministe italiane,no?

Lo slogan intonato dalle femministe turche è :”Imam, tornate in Iran!” . Da noi le femministe chic (di sinistra) affermano invece che l’80% delle violenze contro le donne avviene tra le mura domestiche,per ovviare al cortocircuito tra islam e sinistra sul tema dei diritti delle donne,per sviare l’attenzione dalla miserevole condizione delle donne musulmane in Italia ed evitare il cozzo frontale di cui sopra.

Fortunati e laici i turchi.Loro possono affermare,in una nazione islamica, che il velo è lesivo della dignità delle donne.

Se la nostra sinistra ignora quanto è palesemente,visibilmente,evidente,cioè che arrivate all'età puberale,le ragazze musulmane letteralmente scompaiono,verosimilmente segregate in casa da padri o fratelli "padroni" , o sono ciechi sordi e muti o non hanno ancora smaltito l'effetto delle droghe che hanno assunto in gran quantità nel ’68 o nei pressi.

Fateci caso . Nelle nostre strade , si vedono bambine musulmane,mai adolescenti e ragazze.E’ laico e di sinistra e femminista accettare che delle donne vengano segregate in casa?

La nostra sinistra tutela il diritto di padri padroni a segregare le figlie in casa,trattandole come "cose"o poco di più.

Quando Daniela Santanchè solleva la questione, i giornalisti “liberal” sorridono. Dentro di loro pensano “ Si,parla,FASCISTA!” anche se la “fascista” solleva una questione cara alla sinistra.Cara,si,ma evidentemente,meno cara dell’interazione tra culture.

E’ quindi fascista anche Souad Sbai,di religione musulmana e di origine marocchina,Presidente dell'Associazione donne marocchine,che ci mette in guardia ma è oscurata dai media nazionali,che dice le stesse cose che sostiene anche la Santanchè.

Mentre la “fascista” Santanchè e la “fascista” Souad Sbai vengono ignorate,pur ponendo una questione importante,il mullah di Verona predica che è giusto picchiare le mogli,anzi auspicabile,per un buon musulmano.


 

Pike




permalink | inviato da kinasafronte il 15/2/2008 alle 17:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (48) | Versione per la stampa



15 febbraio 2008

REQUIEM

 



E’ morto un nostro soldato.

E’ morto combattendo.

E’ morto mentre aiutava persone più sfortunate di noi.

E’ morto proteggendo chi non aveva nessuno che lo difendesse.

E’ morto un nostro soldato.

Siamo tutti un po’ morti con Lui.

E’ morto difendendoci, anche se c’è chi non se ne accorge.

Maresciallo Giovanni Pezzullo 13 febbraio 2008 Surobi Afghanistan




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