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26 marzo 2008

VERGOGNATI!

                                                                                                           


Un Bastardo in meno.

Facendo un giro per il web, ho deciso di visitare quel diavolone di un Beppe (Grillo), ma non potevo immaginare ciò che avrei dovuto leggere.

A questo punto, se volete leggere questo post fatelo… ma attenzione non ci andrò molto leggero e soprattutto il linguaggio non sarà dei più delicati e me ne scuso in anticipo, poiché questo blog meriterebbe di più, ma questo articolo è spinto dal mio cuore e dal mio orgoglio verso il tricolore e verso la mia patria. Sono sicuro che capirete.

L’articolo è scritto da un tale di nome Giovanni Della Valle, un italiano che risiede in Inghilterra e che, durante questa campagna elettorale, ha ricevuto la propaganda di Di Girolamo un aspirante parlamentare inserito nelle liste del PDL.

Esordisce così:

“Caro Di Girolamo,
stamane ho ricevuto il suo volantino nella posta di casa mia, in Inghilterra. Di solito ignoro la propaganda elettorale perche', immagino come altri milioni di ex-italiani, non ne posso piu' del vostro paese, pero' stavolta quello che ha scritto mi sprona a rispondere alla sua chiamata.”

“Io lavoro come psichiatra forense alle dirette dipendenze del ministero della Giustizia e della Sanita' britannici, guadagno piu' di centomila euro all'anno”

Prosegue…

“Che sicuramente avrà i suoi difetti anche lei, ma almeno e' una regina vera, e non una merda come i tanti pregiudicati, corrotti e mafiosi che popolano il vostro ridicolo Parlamento.
Giovanni Dalla-Valle, ex-italiano, e' un'INGLESE come tanti.”

Ed ecco la Perla:

“Di Girolamo! Quelli come me, e sono milioni, l'Italia la vogliono giu' per sempre!!!”

Ora dico la mia.

A parte il fatto che noi Italiani siamo fieri nel bene e nel male di questa nostra patria, della nostra storia di ciò che siamo stati, di ciò che siamo e di ciò che saremo, ringraziamo vivamente l’Inghilterra di averci tolto dalle palle un coglione come te. E a differenza di ciò che dici i coglioni come te, che preferiscono evitare il problema, che preferiscono scappare come dei conigli, ce ne sono pochi. Gli altri emigrati, a leggere la tua lettera, ti sputerebbero in faccia e se tu fossi qui dinanzi a me lo farei di persona. Contaci.

Ricorda che il “vostro paese” è quello ti ha fatto diventare ciò che sei ora, se tu fossi nato in Africa saresti, nelle migliore delle ipotesi, a raccogliere le banane.

I tuoi centomila euro l’anno, li puoi tranquillamente usare per comprare delle supposte, guardarti nello specchio e infilartele una ad una nel culo.

Non essendo più un Italiano ti pregherei di parlare del tuo di governo, che al mio ci penso io.

Ah, dimenticavo:

“GRAZIE A DIO, IO, SONO ITALIANO”


E cambia anche il tuo nome e cognome, perchè siamo noi che non vogliamo te.

Morirò di fame, senza una casa, senza una pensione e da anonimo, ma morirò ITALIANO.

Kinasafronte




permalink | inviato da kinasafronte il 26/3/2008 alle 0:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (79) | Versione per la stampa



20 marzo 2008

Momenti di vergogna

Ndr; post per gentile concessione di musicaepolitica (www.musicaepolitica.ilcannocchiale.it) ragazzi siamo davvero alla frutta, leggere per credere...
Kinasafronte.
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In questi giorni, gli italiani che si andavano convincendo a votare il PD di Walter Veltroni, hanno ricevuto l’ennesima botta di delusione. Questo dinamico e brillante movimento, fatto da idee nuove, gente nuova, proposte nuove, simboli nuovi, costosissima sede nuova è invece capeggiato da un logoro pensionato della politica. Un navigatore di lunghissimo corso, bravo più a blaterare che ad agire. Questo lo si sapeva già, Uolter non ha mai brillato per efficacia amministrativa e gestionale, a differenza di quanto sia stato fulgido nel pianificare la sua carriera di cineasta fallito prestato alla politica italiana, luogo in cui i falliti della società hanno sempre trovato scampo e rifugio. Un pensionato, dunque. Va bene. Uno, però, si chiede: sarà pure pensionato, ma che lavoro ha fatto? Quanti contributi ha versato? E, cosa più ancora rilevante, quanto prende di pensione al mese? Ha fatto il deputato in parlamento per una decina d’anni e per altri due il ministro. Per queste sfibranti attività, oggi percepisce la somma di quasi seimila (diconsi 6000) euro al mese. La cosa buffa è che, a sentirlo, quei soldi non li voleva, è stato quasi costretto con la forza a prenderli. Questa è l’Italia di oggi: a fronte di un esercito di pensionati con retribuzioni da fame che vorrebbero qualche monetina in più a fine mese, c’è uno che invece è inseguito da una pensione che rifiuta, che non vuole. Una pensione che lo perseguita e che alla fine decide di devolvere agli affamati d’Africa. Quando si dice un Paese impazzito. Ma chi ha denunciato quest’ ignominia? Quale cittadino sensibile alle necessità altrui ha messo il dito su questa disuguaglianza intollerabile? Beppe Grillo? Macchè, Gianfranco Fini. E chi è costui? Presto detto: é un fratello gemello del Uoter appena menzionato. Uno che di euro al mese ne guadagna ventimila, più o meno, che gode di prebende e privilegi vergognosi e che, al solo scopo di gettare fango sull’avversario in campagna elettorale, denuncia il male altrui senza guardare se stesso allo specchio. L’unica differenza fra i due è che il primo percepisce una pensione d’oro, mentre l’altro un’indennità di platino. Questione semplice di denominazione, mentre il grosso dei cittadini di questo paese ottiene salari neanche di ferro battuto, neanche d’alluminio anodizzato, solo da fame. C’è un deputato uscente dei verdi, un giornalista giovane e brillante, protagonista anonimo per due anni della vita dorata di palazzo e che oggi ne rifugge schifato, che sta pubblicando su Libero il resoconto di quella parentesi di vita. Basterebbe leggere per decidersi a disertare in massa le urne e iniziare scioperi della fame, della sete, del sonno, della parola, del silenzio. Questo è chiaro che non avverrà, siamo un popolo che si divide fra autolesionisti e masochisti. Le nuove categorie della democrazia italiana, altro che destra e sinistra. Altro che progressismo e liberalismo. Destinati a vedere smembrate, svendute, alienate le nostre ricchezze, vedi l’Alitalia tanto per fare un esempio, mentre ci accapigliamo per riempire ancora una volta le nostre istituzioni democratiche di nababbi nullafacenti, nullapensanti, spesso ignoranti come le capre, spesso dediti alla ricerca di paradisi artificiali, spesso amanti dell’alcova a pagamento. Pagamento a carico del popolo.




permalink | inviato da kinasafronte il 20/3/2008 alle 11:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (154) | Versione per la stampa



19 marzo 2008

DIPIETRO PUO’ ASPETTARE

 

La questione legalitaria, essendo il motivo che più interessa l’identità e l’anima della destra, è anche quella che provoca gli strappi più violenti, le fibrillazioni più estenuanti, le mediazioni più sfibranti .

Nel passato ha già provocato profonde divisioni e incomprensioni nel suo elettorato e nella sua militanza, in cui hanno avuto buon gioco a insinuarsi elementi interessati a alimentare tali divisioni.

Parecchi elettori e simpatizzanti si sono allontanati o ravvicinati in dipendenza degli avvenimenti giudiziari che si susseguivano e dell’onda emotiva che li colpiva.

Le vicende giudiziarie degli alleati, in particolare del cavaliere , hanno messo a dura prova la pazienza e la fedeltà dei “destri”, stretti nel dubbio se si trattava di accanimento giudiziario o anche di sostanza.

Le cosiddette leggi “ad personam” hanno ugualmente provato le certezze dei destri corrosi dal dubbio se si trattava di propaganda avversaria o interessi nascosti.

L’approvazione dell’indulto ha provocato sospetti sulla reale intenzione di certi alleati di perseguire il principio di responsabilità che è il DNA dei veri “destri” : chi sbaglia paga.

Insomma da questo punto di vista molti “destri” hanno mostrato una pazienza e una affidabilità maggiore degli alleati,che fa passare in secondo piano i loro difetti.

Certo che in futuro non si può continuare su questa via. Diceva qualcuno : abbiamo già dato. Specialmente nel caso che si torni al governo, la dirigenza destra dovrà essere ovviamente al di sopra dei sospetti, ma deve essere in grado di governare il processo riformatore che comincia dalle istituzioni anche giudiziarie, in modo da selezionare e migliorare la classe dirigente italiana (politica, burocratica, militare, economica, stavo per dire religiosa ma questo è affare del Vaticano…) e costruire quei valori condivisi in cui la grande maggioranza dei cittadini italiani si identifica e si riconosce.

Altrimenti verrebbe meno l’anima di un partito, di una militanza, di un elettorato. E senza anima non si va avanti, anche se ci si fonde in un unico soggetto politico.

Eventualmente fondere ma non confondere.

Dipietro può aspettare…

mauromauro




permalink | inviato da kinasafronte il 19/3/2008 alle 12:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa



18 marzo 2008

C'è chi lo può dire senza ipocrisie

 

Tibet libero!



Il Tibet piange da ormai quasi sessant'anni.

Da quando cioè il paese, nel 1951, venne occupato dalla vicina Cina comunista di uno dei più scellerati tiranni di ogni tempo, Mao Tze Tung (o Ze Dong, o vattelapesca, è stato scritto in tutti i modi possibili).

Da allora il regime di Pechino, che dal comunismo ortodosso è col tempo slittato verso una sorta di ferocissimo capitalismo di stato totalitario e ultrarepressivo, non ha fatto che altro che smantellare giorno dopo giorno l'orgogliosa identità patria del Tibet, le sue radici religiose buddhiste, il suo tendenziale isolamento internazionale, il suo stile di vita austero e autosufficiente.

Al posto dell'identità specifica, Pechino, nella peggior tradizione dei “rossi”, ha imposto l'internazionalismo, l'omologazione forzata, l'ateismo elevato al paradossale ruolo di religione di stato.

Nulla che non risponda ai canoni del regime deve esser spietatamente eliminato, perché nella Cina della turboglobalizzazione non c'è posto per la pace e la spiritualità dei tibetani.

E oggi, come da anni succede in Birmania (altro regime comunista, perché nessuno lo dice mai?) con l'orgogliosa guerriglia dei Karen, c'è chi rialza la testa contro uno dei più bestiali disegni politici di ogni tempo.

E non lo fa sventolando inutili bandierine della pace – vera carta igienica a sette veli, tanti quanti i colori di cui è composta – ma con la ribellione, la lotta di chi orgogliosamente rivendica la sua identità e la sua libertà contro lo scarpone straniero che le calpesta.

E mentre questo accade l'Occidente, l'Europa e l'Italia, tutte egualmente smidollate, piangono ipocritamente la repressione dei rivoltosi tibetani.

Chi ieri elogiava la tirannide di Mao oggi si vergogna persino a chiedere flebilmente il rispetto dei diritti umani per poi sostenere quelle parti politiche (tutte!) che con la Cina si preparano a fare affari d'oro (il mercato, bellezze).

I radicali di Pannella, che hanno al faccia come il culo, gridano “Free Tibet” forti dei globalizzanti milioni di dollari di Soros, il portafoglio umano della Casa Bianca.

L'America ha nei giorni scorsi scoperto (!!!) che la Cina non è poi così cattiva nella lista dei paesi che violano i diritti umani... e sicuramente non c'entra nulla il fatto che il Celeste Impero finanzia buona parte del debito pubblico a stelle e strisce.

Gli zoticoni yankee hanno esportato (ma dove?) la libertà in Afghanistan, in Iraq, presto lo faranno con l'Iran... Ma in Tibet non verrà sparato nemmeno in colpo in nome della libertà, sebbene se ne senta particolarmente il bisogno.

Cosa che in fondo era avvenuta in Birmania qualche mese fa, quando di fronte a una ribellione di monaci comparvero insignificanti stendardi e gadgets rossi in segno di solidarietà cui non fece seguito alcuna iniziativa politica seria. E nella quale, lo ricordiamo, ci si dimenticò comunque dell'eroica resistenza Karen.

In quest'Italia degenerata la nostra richiesta di aiuto a chi oggi si batte per la libertà sarebbe interpretato come un segno di follia mentale, per cui non ci spingiamo a tanto.

Ma comunque vogliamo che chi legga sappia da che parte stiamo.

Noi siamo con il Tibet, contro il disumano regime cinese, comunista o meno che sia.

Noi siamo per chi sposa la propria esistenza con la propria cultura e con la terra e spinge questa fede fino all'estremo sacrificio.

Il resto sono chiacchiere per affaristi o per “pacifinti” di mestiere.

Simone

www.arcadianet.blogspot.com




permalink | inviato da colognoinazione il 18/3/2008 alle 16:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



17 marzo 2008

Ma sta zitto, va'!

 

Le dichiarazioni di “sciagura” Ciarrapico hanno scatenato tutta l'ipocrisia e la discriminazione antifascista che in questo Paese covavano sotto le ceneri della guerra civile. Come prevedibile, in fondo, essendo lo spauracchio fascista sempre valido da gettare nella mischia quando, in campagna elettorale, si vuole parlare del nulla più assoluto ma facendo un gran rumore, magari per demonizzare l'avversario.

Già, perché in questo strano paese, che si è lasciato alle spalle senza fatica il ben più recente fenomeno del terrorismo rosso – fregandosene quel tantino delle vittime -, in questo stato bizzarro che considera fossilizzato il comunismo al punto che i nuovi kompagni hanno la possibilità di presentarsi al pubblico con un lifting miracoloso che li ha resi pacifisti, non-violenti, custodi globali della democrazia, difensori delle minoranze (purché si tratti di minoranze rompicoglioni e politicamente scorrette), in quest'Italia in cui ogni posto di potere è colluso con la mafia e la camorra, il fantasma fascista continua a suscitare scalpore, oggi come nel 1922, senza che alcun cambiamento vi sia stato nei confronti del fenomeno.

Punto primo.

Personalmente continuo a non capire che senso abbia questo accanimento, cosa significhi ad ottant'anni anni di distanza dalla marcia su Roma continuare a discriminare dei sedicenti “fascisti”come se le persone che oggi si dichiarano tali avessero delle colpe da scontare. Tutto questo dimostra solo che ogni pensiero politico, da quello più democratico a quello più totalitario, hanno parecchi scheletri sull'armadio, ma il fascismo è stato per tutti il perfetto capro espiatorio per nascondere le proprie malefatte, generalmente peggiori rispetto a quelle dei socialisti in camicia nera.

Punto secondo.

Ribadito che ognuno ha diritto di proclamarsi vicino a qualsiasi pensiero, vorrei ad ogni modo sapere dove sarebbero questi tanto paventati “fascisti”. Personaggi come Ciarrapico, Corona o Licio Gelli hanno un bel dirsi camerati, ma il tutto è autoreferenziale. Con la medesima efficacia io potrei autodefinirmi una suora orsolina, e magari potrei anche crederci, ma resta il fatto che in pratica non lo sono.

I sedicenti mussoliniani sono infatti i primi a far tormentare nella tomba il loro presunto ispiratore ideologico, considerando l'abisso di opinioni che li separa. Quello pensava a rubare ai ricchi per dare ai poveri e a compattare tra loro una massa di solisti per farne un'orchestra, un popolo; questi si preoccupano di leccarsi coi loro milioni di euro freschi di stampa, di dare scalate a gruppi editoriali e magari anche di essere dei leader massonici, quindi in totale antitesi al pensiero che pretendono di incarnare.

In conclusione voglio rinfrancare gli amici antifascisti che possono ormai mettersi tranquillamente a riposo. Personalmente ho cessato di essere anticomunista quando mi sono accorto che ormai non c'erano più dei comunisti verso cui essere “anti”, con enorme beneficio nella mia salute in quanto ho smesso di mangiarmi il fegato. Per voi è ora di far valere lo stesso principio. Esponete in libertà il vostro pensiero e smettetela con un'ottusa caccia alla streghe che può fruttarvi solo personaggi spregevoli come Ciarrapico.

Se i fascisti sono quelli come lui, il fascismo davvero non esiste più.

Simone

www.arcadianet.blogspot.com




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