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11 aprile 2008

Voto di sfiducia costruttivo

 


Un'alternativa alla scheda nulla o all’astensione

di Giovanni Sartori

Mai come questa volta molta gente è incline a non votare. Anche perché mai come questa volta la gente non sa per chi votare. Mi astengo? Mi turo il naso? Pensa e ripensa mi è venuta una pensata.

Lasciamo da parte il nocciolo duro dei partiti, i fedeli che votano e voteranno sempre per il loro. Il fatto è che gli «infedeli » sono aumentati, e che in questa elezione il numero dei cosiddetti indecisi arriva ad essere stimato addirittura un terzo dell'elettorato. Si sa anche che un buon numero di questi indecisi ha deciso di non votare: sono infuriati e ce l'hanno con tutti. Questi signori hanno ragione di essere infuriati.

Ma astenersi a cosa serve? Punisce davvero la Casta? Rimedia davvero qualcosa? Temo di no.

Se verrà fuori, a elezioni avvenute, che i votanti sono diminuiti di parecchio, è sicuro che i nostri politici non riconosceranno che le astensioni in più sono punitive, sono astensioni di rigetto (e non di disinteresse). Diranno, semmai, che ci stiamo «normalizzando» ai bassi livelli di voto di molte democrazie. Tutt'al più verseranno lacrime di coccodrillo sul fenomeno del crescente distacco dalla politica.

Qual è allora la pensata? È che sapendo usare il voto disgiunto tra le due Camere ne possiamo ricavare un voto-rifiuto, un voto che puramente e semplicemente dice no. Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L'effetto sull'esito elettorale è zero. Però io ho votato, e quel mio voto esprime senza ombra di dubbio il secco rifiuto del Palazzo e della Casta.

Si dice che come elettori siamo impotenti. Sì. Ma se, mettiamo, 10 milioni di italiani votassero così, allora saremmo potentissimi.

Aggiungo che il voto disgiunto può anche indicare, volendo, il male minore (o maggiore). Il sistema elettorale, il Porcellum, prevede un lauto premio di maggioranza che per il Senato non è attribuito su base nazionale ma spezzettato regione per regione. Il che lo rende il più incerto e il più decisivo. Nel caso della Camera il premio lo vince chi ha più voti in tutto il Paese; nel caso del Senato lo vince chi conquista più seggi nelle regioni che ne hanno di più.

Mettiamo, per esempio, che il nostro elettore voti Veltroni al Senato e Berlusconi alla Camera. Così facendo indica che, male per male, il «malissimo» è per lui un governo di destra. Viceversa se vota Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera, indica che per lui il maggior male è un governo di sinistra.

Dunque, nel disgiungere il voto l'effetto complessivo è sempre zero; ma chi ottiene il voto per il Senato è avvantaggiato. In ogni caso uno vota contro ma la strategia sinora disegnata consente di scegliere il male minore.

S'intende che il voto disgiunto può essere applicato anche ai «secondi partiti». Per esempio, uno a Veltroni e uno a Bertinotti; oppure uno a Casini e uno a Berlusconi. In tal caso il voto ai minori sarà sprecato ai fini del premio di maggioranza, ma utile per la loro sopravvivenza, per superare lo sbarramento (che per il Senato è dell'8%). Allora, io come voterò? Certo, adottando i criteri che ho suggerito. Ma certo non dirò per chi. Ognuno deve decidere per sé.

(Corriere della Sera)

Articolo proposto da Pike




permalink | inviato da colognoinazione il 11/4/2008 alle 19:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (54) | Versione per la stampa



10 aprile 2008

Quando la battaglia si fa dura i duri incominciano a giocare

 

Quest’anno ho deciso, come alcuni di voi sanno, di combattere come rappresentante della consulta della mia scuola le battaglie tipiche giovanili della destra, schierandomi come rappresentante di Azione Studentesca.

Sapevo già dall’inizio che il compito non era facile, e soprattutto non era facile combattere contro la sinistra giovanile. Perché? Per il semplice motivo che le care zekke, hanno una quantità consistente di possibilità economiche rispetto a noi della destra giovanile o come piacerebbe a me, dei giovani missini.

In questi giorni combatto contro alcuni compagni dell’Uds (unione degli studenti) nella mia città per l’organizzazione della “Giornata dell’arte”. Proprio ieri hanno tentato con vari sotterfugi di far passare il loro simbolo sui manifesti a discapito del nostro, come un deficiente non sono andato alla riunione, per fortuna è andata la mia compagna di classe (ci ho lavorato per 3 anni, ma alla fine ha imparato a combattere con le unghie e con i denti) che aguzzando le orecchie ha captato il segnale che tale zekka ha lanciato al coordinatore del comune (il mio comune ha il sindaco di sinistra) con il quale stiamo progettando la giornata dell’Arte parlando a bassa voce. Come detto la mia amica aveva capito tutto (l’avevo redarguita su tal proposito) si è messa in mezzo incominciando a dire che se avessero voluto mettere il loro simbolo anche il nostro sarebbe dovuto apparire nel manifesto, tale zekka ha risposto che il loro è un sindacato apolitico mentre il nostro è dichiarato per la destra giovanile. Non si è fatta mettere sotto ed ha ribadito il concetto espresso precedentemente.

Per fortuna, il tutto non è deciso, Sabato ci sarà una nuova riunione ma questa volta ci vado e come se non ci vado… La mia filosofia di vita è questa “Battere, combattere e vincere sul terreno del nemico” sarebbe troppo facile vincere sul proprio terreno. Mi sono già messo alla ricerca per tentare di metterli in difficoltà e ci sono riuscito: sul sito dell’Uds appaiono diverse foto con questi cari compagni con il loro tipico saluto a pugno chiuso, un apolitico non lo farebbe. Non solo nello statuto ecco come descrive la destra: “… alla nuova avanzata di una destra fascista, xenofoba, omofoba, ignorante e violenta.” Non solo termina affermando : A quarant’anni dal ’68 noi siamo ancora qui…”

Ci sono dubbi, su quale sia il loro indirizzo politico?
Visto come sono saputelli? Come sono bravi a camuffare un sindacato di sinistra che prende i finanziamenti da CGL, CISL e UIL a sindacato apolitico?

Questa volta hanno trovato pane per i loro denti.

P.S: COME AL SOLITO NOI DI DESTRA SIAMO IGNORANTI E

VIOLENTI, SABATO CHE MI ASPETTINO

Kinasafronte.




permalink | inviato da kinasafronte il 10/4/2008 alle 23:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa



9 aprile 2008

Dubbi

 



MEGLIO L’OTITE O LE EMORROIDI ?

Una decisione difficile

Tra poco, sapremo chi sarà il nuovo Presidente del Consiglio.

I contendenti al titolo di curatore fallimentare dell'azienda Italia, li reputo due malattie per la vita politica italiana .

Da un alto abbiamo un brianzolo "self made man", cazzaro & piacione.

Dall'altro un romano che vive di politica da quand'è nato, cazzaro & piacione.

Il primo si troverà a governare dominando ( spesso usando come zerbini ) i propri alleati, uno dei quali, con un inquietante tendenza a evocare schioppi .

L'altro, pacioccone ( sebbene con l'indole di un vero coniglio mannaro DC ) se la dovrà vedere con DiPietro, che presumibilmente intercetterà i voti dell'antipolitica e di chi, pur non amando il centrosinistra, neppure ama particolarmente Berlusconi .

Insomma l’IDV prenderà una botta di voti. E nel PD conterà e tanto , anche. E di confluire nel PD , malgrado il cazzaro romano abbia affermato il contrario, non ne ha punto voglia.

Ma non solo, il piacione cazzaro romano , se la dovrà vedere con i teodem della senatrice Binetti, fieramente anti PACS/DI.CO e ferocemente antiabortista e i Radicali pro-aborto , pro-PACS DI.CO., favorevoli all'eutanasia.

Che dire poi del forcaiolo DiPietro abbinato alla ultragarantista Emma Bonino? Compatibili come il limone e il latte .Se avete mai visto l'effetto che fa, provate.

Il pacioccone romano, li ha messi in freezer, la Binetti, DiPietro e Emma Bonino ,vuole fare dimenticare i conflitti latenti, ma state tranquilli (?) che ci sono.

Non sono andati via, DiPietro, Bonino e Binetti ; se il centro sinistra vincerà, vorranno dare il loro morso al panino imbottito ( di merda ).

E quel panino , sono in troppi a dividerselo.Troppi e troppo diversi.

A me, il PD pare un " Unione " dimagrita della Sinistra Arcobaleno, altamente disomogenea e senza un castigamatti che possa tenere unita la coalizione, come il piacione cazzaro brianzolo.

Sullo sfondo , incombe una crisi economica in arrivo,che gli analisti finanziari descrivono come devastante e epocale.

Veltroni e Berlusconi, sono due malattie.Resta da vedere se sarà più fastidiosa l’otite o le emorroidi e quale delle due malattie guarirà prima.

Pike




permalink | inviato da colognoinazione il 9/4/2008 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (30) | Versione per la stampa



7 aprile 2008

ROMA, RIALZATI!

LEGGETELO TUTTO, NE VALE LA PENA... FINALMENTE QUALCUNO SI SCHIARIRA' LE IDEE...

 Anche a Fiuggi abbiamo sofferto, anche a Fiuggi il cambiamento era stato repentino, ma abbiamo sacrificato le forme del passato per fare un grande atto di amore nei confronti dell’Italia. Tutto questo non deve essere vuota retorica, chiacchiere per nascondere qualche comodo trasformismo. Oggi, ancora una volta, siamo chiamati a una nuova sfida: creare un grande soggetto politico per cambiare l’Italia.

Lo percepiamo tutti: ci troviamo a vivere un momento di cambiamento e dobbiamo, per il bene dell’Italia, riuscire a gestirlo e a governarlo fino in fondo.
I quadri e dirigenti di Alleanza nazionale sono chiamati ad affrontare questa fase estremamente importante per la vita politica italiana, senza paure ma anche senza trionfalismi infantili. Occorre affrontare questo evento con il realismo e con la consapevolezza necessari nei grandi momenti storici e nei passaggi politici fondamentali. Altrimenti, si rischia di procedere troppo lentamente, col freno a mano tirato, senza riuscire a cogliere le grandi occasioni politiche che ci sono di fronte; oppure di andare troppo veloci, in modo disinvolto, con il rischio di scivolare sulle prime avversità.
Gli uomini e le donne di An devono tirare fuori la loro parte migliore: il realismo, il senso di responsabilità e il radicamento nei valori, e trasferirli all’interno del Popolo delle libertà. Con la consapevolezza che nessun grande cambiamento politico è stato promosso e governato da piccoli partiti. Quando si deve marcare un’impronta politica forte, quando bisogna imprimere a una comunità nazionale una grande accelerazione per il cambiamento, questo può essere fatto soltanto da grandi formazioni politiche in grado di raccogliere un ampio consenso.
An aveva già creduto in questa sfida, lanciando, prima della nascita del Pdl, il progetto “Alleanza per l’Italia”. Di fronte alla retorica del declino e ai problemi del nostro Paese, c’è bisogno di qualcosa di più grande di An: c’era e c’è bisogno di una grande alleanza di tutte le forze che vogliono dire “no” al declino e che vogliono costruire un destino diverso per la nostra nazione.
Oggi siamo di fronte a una sfida epocale, che deve essere affrontata con la massima determinazione e con la convinzione che, se non saranno invertite le attuali tendenze, la situazione del nostro Paese potrebbe diventare davvero drammatica.
Viviamo in tempi di emergenza e di cambiamento, che richiedono una politica all’altezza delle sfide in atto: se le comunità nazionali non si svegliano, non cambiano radicalmente e rapidamente pelle, rischiano di non riuscire a sopravvivere neanche più come unità statuali. Questo è il quadro che abbiamo di fronte. Guai, in questi momenti difficili, a pensare solo al proprio particolare, a contemplare con splendida attenzione il proprio ombelico. Questo è il tempo in cui si deve ripartire dalle basi ideologiche, programmatiche e culturali che da sempre ci hanno caratterizzato. Infatti, ci siamo sempre ispirati all’idea che, prima dei partiti e prima delle appartenenze particolari, ci fosse il bene comune rappresentato dall’Italia, un bene comune di fronte al quale si deve essere in grado anche di sacrificare se stessi e i propri interessi particolari.
Questa è l’idea con cui dobbiamo accostarci alla nascita del Popolo delle libertà.
Ma occorre costruire bene l’architettura di questo nuovo soggetto politico.
Il rischio è, infatti, quello di cadere di nuovo nel vecchio equivoco: quello di ritenere che sia sufficiente dar vita ad una generica realtà moderata, più o meno centrista, nella convinzione che le elezioni si vincano al centro, dicendo le cose più sbiadite possibili.
È vero che ci vuole una grande alleanza per l’Italia, ma questa grande alleanza non deve essere generica, priva di direzione né di determinazione; essa non può fare a meno dei nostri valori.
Questo nuovo soggetto politico sarà davvero utile all’Italia solo se sarà fondato sulla pari dignità tra il centro e la destra. Ciò significa costruire il partito su due pilastri: la libertà e l’identità. Fino ad ora nel centro-destra si è parlato di più di libertà: il “Polo della libertà” e la “Casa della libertà”.
Oggi parliamo di “Popolo della libertà” perché, per noi, popolo significa identità.
Libertà è il primo termine fondamentale, che raccoglie, dentro la nostra aggregazione, le spinte liberali, ma che esprime anche quel bisogno di reagire a tutte le incrostazioni, a tutti i blocchi, a tutti gli appesantimenti che l’Italia ha ereditato dalla prima Repubblica e dall’egemonia culturale della sinistra.
Ma la libertà da sola non basta.
Il nostro progetto politico deve essere sostenuto anche dal valore centrale dell’identità: l’identità è il patrimonio che la destra porta in dote al nuovo soggetto politico. Quando si chiede pari dignità tra destra e centro, si intende la capacità di formulare un messaggio e di dar corpo a un patrimonio programmatico, culturale e valoriale che mettano insieme definitivamente questi due principi, e che non facciano più oscillare, né nel linguaggio, né nel programma, né nella formazione dei quadri dirigenti. Non bisogna più dimenticare quanto, oggi, in un contesto globalizzato, siano imprescindibili l’affermazione e la difesa dell’identità dell’interesse nazionale, ma anche dell’identità delle persone, delle famiglie, delle comunità e dei territori.
Occorre fare alcune considerazioni su come dobbiamo costruire il nuovo partito. Innanzitutto deve essere chiaro che Alleanza nazionale non si è sciolta: il nostro partito di origine continuerà ad esistere fino a quando non sarà celebrato un grande congresso nazionale che dovrà valutare i passi successivi. Dovremo infatti allora essere sicuri che il nuovo soggetto politico sia ispirato a regole di vera partecipazione, ai nostri valori, ai nostri programmi, e animato da una classe dirigente all’altezza della sfide di governo; insomma, An deve rimanere il nostro principale strumento per governare questa fase di transizione, e non è escluso che alla fine si opterà per una struttura confederata in cui i partiti originari continuino ad esistere, sia pure in una cornice unitaria.
Ma non basta, siamo tutti tenuti a compiere un salto di livello incentrato sulla qualità dei comportamenti, a partire da quelli personali, incarnando sobriamente i nostri valori di riferimento. Dobbiamo far nostro un nuovo modo di essere, di governare e di fare politica, che si traduca in risultati concreti. Se vinceremo, la nostra prossima esperienza di governo sarà fondamentale per il futuro della nazione.
Comprendo il disagio che molti stanno vivendo in questa fase, ma, per essere noi stessi, più importante di un simbolo è la capacità di incarnare i nostri valori in comportamenti che possono rappresentare la vera differenza antropologica da portare dentro la politica italiana.
Anche a Fiuggi abbiamo sofferto, anche a Fiuggi il cambiamento era stato repentino, ma abbiamo sacrificato le forme del passato per fare un grande atto di amore nei confronti dell’Italia. Il punto è che tutto questo non deve essere vuota retorica, chiacchiere per nascondere qualche facile trasformismo. Oggi, ancora una volta, siamo chiamati ad una nuova sfida per cambiare l’Italia. Non possiamo tirarci indietro.

GIANNI ALEMANNO  www.giannialemanno.it

Kinasafronte

ALEMANNO UNO DI NOI!




permalink | inviato da kinasafronte il 7/4/2008 alle 23:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (45) | Versione per la stampa



7 aprile 2008

Meno male che Silvio... il ca**o!

 

Una delle canzoni elettorali del Cavaliere recita nel ritornello "meno male che Silvio c'è", con tanto di videoclip in cui una folla di giovani [presumibilmente lobotomizzati nda] ondeggia come un coro in una chiesa anglicana e batte le mani rivolgendo poi un appello sullo sfondo di un cielo azzurro per invocare il proprio Dio: "meno male che Silvio c'è".
Deve essere ancora mandato in onda il finale del musical poiché il regista (Silvio Berlusconi) non sa se far apparire il protagonista (Silvio Berlusconi) attraverso una morbida discesa dal cielo o con una camminata sulle acque.
In ogni caso è già stato trovato lo stuntman (Silvio Berlusconi), occorre il parere dello scenografo (Silvio Berlusconi) e valutare i mezzi del produttore (fonti non confermate dicono che possa essere Silvio Berlusconi). 

Il succo di questo video insomma è uno e gravissimo: non solo non esiste più il già evanescente partito Forza Italia, ma lo stesso Popolo della Libertà passa in secondo piano rispetto alla figura del suo leader.
Gli altri partiti, per quanto vili possano essere nella loro proposta politica, almeno si sforzano di mostrare un minimo di identità collettiva, un'idea, qualcosa che possa sopravvivere alle persone e ai personalismi.
Per Silvio questo discorso non vale, "lui" è il partito, "lui" è il programma, il resto non conta, anzi magari da pure fastidio.

Ed ecco che per sottolineare una volta di più la propria centralità lo psiconano affianca agli inni di partito il suo inno personale.

Del resto la mania di centralità di Berlusconi è vecchia quanto lui, ed è pienamente visibile anche dai personaggi di cui si circonda, evidentemente incapaci di rubare la scena a uno scimpanzé per la propria manifesta incapacità, figuriamoci sottarre i riflettori a... Silvio! Vogliamo discutere infatti della nullità di Bondi, Schifani, Brambilla, Prestigiacomo e chi più ne ha più ce ne scampi?

Ma questa gente non conta, la sinistra che ci ha messi in ginocchio non conta, c'è Silvio, meno male che c'è lui!
Eh sì, meno male il ca**o!

Simone




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