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Quando imparerà a stare zitto?

 

Nonostante la sequenza impressionante di sciocchezze che ha sparato da Fiuggi in avanti, Gianfranco “Faina” Fini non smette mai di sorprendere.

L'ultima idiozia dell'ex leader dell'ex Alleanza nazionale, attualmente filiale senza fiamma del Popolo della Libertà, l'ha detta sul mondo del lavoro, una dimensione con la quale non ha mai evidentemente avuto nulla a che fare.

Con il caro vita costantemente all'ordine del giorno e le famiglie di lavoratori che, senza fare inutili allarmismi, alla quarta settimana ci arrivano ancora ma senza nulla da mettere da parte per il mese successivo, si sprecano le ricette che vengono da destra e da sinistra per porre un freno al problema.

C'è chi vorrebbe far partecipare i lavoratori agli utili d'impresa, chi parla di redistribuire i maggiori introiti dello Stato, chi vorrebbe detassare il guadagno delle industrie sperando che i nostri imprenditori illuminati riutilizzino quei denari per investire e migliorare indirettamente le condizioni dei dipendenti.

Non sto a dire quale possa essere la migliore soluzione tra quelle proposte, ma di certo nessuno sentiva il bisogno dell'ultima uscita del cagone nazionale che non voleva proprio fare silenzio su una questione in cui tutti dicevano la propria.

Ecco quindi che la peggior invenzione di Giorgio Almirante – che già di suo non era un genio - se n'è uscita con la geniale trovata, per cui i lavoratori dipendenti italiani, per recuperare potere d'acquisto e benessere, non devono guardare a rivendicazioni o riforme sociali, piuttosto devono lavorare trenta ore in più al mese, una bella dose di protoschiavismo cui Fini aggiungerà, nella sciagurata ipotesi in cui dovesse andare al governo, una bella detassazone degli straordinari.

Bravo Gianfiga, in un'epoca in cui la vita delle persone sempre più coincide con il lavoro, hai avuto l'idea migliore, liberare i lavoratori dalla sofferenza della vita privata per sgobbare qualche ora in più al mese. A cosa servono le riforme, a cosa serve la politica che può fornire maggiori servizi e assistenza ai cittadini che ne hanno bisogno quando la perdita di benessere della gente può essere colmata con l'equivalente di quasi quattro giorni di lavoro in più al mese?

E come ultimo insulto alla brava gente che lavora, sempre il cagone nazionale ha pensato di metterci un regalino per gli amici imprenditori, proponendo di detassare le ore di lavoro straordinario. Il beneficio per i lavoratori sarà minimo – secondo voi a un operaio conviene avere meno tasse sulle otto ore ordinarie o sull'unica ora straordinaria che fa? - mentre le imprese potranno godere del risparmio insistendo sempre più sull'imposizione de facto di lavoro straordinario. Per loro infatti, vista la detassazione, sarà più conveniente affidare sempre più mansioni oltre l'ordinario allo stesso lavoratore anziché assumere un nuovo dipendente, per il quale andrebbero versate tassi e contributi senza sgravi.

Insomma, anche stavolta, Gianfranco Fini ha parlato senza connettere la bocca al cervello. O forse è proprio il contrario, cosa ancor più preoccupante, ma resta il fatto che i figli di fabbro di tutto il mondo si stanno rivoltando nel sonno agitati.

Caro Gianfiga, quella è la porta... sì, ma del cesso!

Simone

www.arcadianet.blogspot.com

Pubblicato il 27/2/2008 alle 0.7 nella rubrica Diario.

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