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Gli facciamo un culo così

 




La politica italiana, con le sue classiche contrapposizioni, è in pieno fermento, tra alleanze che si fanno e si disfano, nuove esigenze, nuovi problemi, nuovi approcci che si contrappongono all'attaccamento alla tradizione. A tutto si aggiunga l'ondata di antipolitica o di “neopolitica” condotta da movimenti antagonisti come quelli di Beppe Grillo o Massimo Fini, cui si sommano gruppi di rivendicazione specifici su un singolo tema, quali Democratici Diretti o il Coordinamento Progetto Eurasia.

Questo più che mai è il momento giusto per rimescolare le carte in modo definitivo, abbandonare le vecchie contrapposizioni, che ormai non rispecchiano più le divisioni della società, e ricreare schieramenti politici e movimenti nuovi, che si uniscano sulla base di obiettivi comuni.

Da qui la proposta, cui ho già accennato diverse volte negli articoli precedenti, di fare un sacrificio ideologico e sganciarsi definitivamente dai vecchi schieramenti “destra” e “sinistra” - cosa che personalmente ho fatto da tempo.

Destra e sinistra infatti non rispecchiano più le contrapposizioni sociali. Sempre più spesso militanti degli estremi opposti si parlano tra loro cercando – e trovando – importanti convergenze. E se anche non dialogano, se anche non ammettono di avere affinità perché troppo gelosi delle proprie etichette, queste affinità comunque ci sono, tanto che simpatizzanti della Fiamma Tricolore o del Fronte Sociale Nazionale hanno con la Sinistra Arcobaleno più convergenze che divisioni... e allo stesso tempo prenderebbero volentieri a male parole i camerieri della “fu” Alleanza Nazionale, alla faccia della vicinanza geometrica destra – centrodestra...

Tuttavia i partiti persistono. Non ci rappresentano più, perdono pezzi e consenso, ma loro vanno avanti per la propria strada. L'unica conseguenza è un crescente astensionismo che non può che far piacere ai politici perché la passività del Popolo è per loro motivo di sicurezza: chi li scaccerà via dai loro troni se il Popolo si assopisce?

Non dobbiamo aspettare che la politica si autoriformi. I partiti sono organismi di potere ormai autoreferenziali, nonostante qualche lifting non cambieranno mai la propria natura. Gli unici che possono fare qualcosa sono i militanti, le persone, il Popolo che dal basso può promuovere cambiamenti radicali irresistibili a cominciare, appunto, dalla convergenza in un unico movimento degli antisistema di destra e di sinistra.

Il presupposto fondamentale è quello di lasciarsi alle spalle la sterile divisione fascismo-antifascismo. I non-conformi di sinistra devono capire che ormai il passaggio generazionale è tale che non si può guardare come a un nemico sempre e comunque chi, dalla parte opposta, avrebbe fatto una scelta diversa settant'anni fa. Quelli di destra invece, nella coagulazione di forze diverse verso un obiettivo comune dovrebbero al contrario rivedere proprio un'operazione di tipo fascistoide in cui, senza fare gli schizzinosi sulle etichette, si guarda solo al bene comune.

Le basi programmatiche per una convergenza ci sono. Destra e sinistra radicali sono unite dal comune disprezzo per i poteri forti – banche centrali, concentrazioni industriali, multinazionali, chiesa, massoneria -; dal valore attribuito alla diversità culturale; dalla lotta alla globalizzazione a favore di un ritorno al localismo e a un'economia sociale fondata sulla decrescita progressiva; dall'ambientalismo radicale; dal credo nelle garanzie sociali intoccabili come la casa, il lavoro, l'assistenza; da una politica internazionale antiatlantista e antiamericana a favore di un maggiore eurocentrismo e di un equilibrio globale multipolare.

Le eventuali contrapposizioni, che si riducono soprattutto a questioni di tipo etico, possono tranquillamente essere un semplice tema di dibattito interno e, al più generare spaccature solo in un futuro, quando la vecchia politica sarà stata spazzata via per quella sporcizia che è, e ci potremo di nuovo permettere divisioni.

Perché, ne sono certo, una convergenza tra gli antisistema di tutte le sponde non potrebbe che imporsi su questo Sistema. La politica attuale si fonda su una maggioranza di popolazione passiva che si fa trasportare dal vento; gli antisistema sono militanti attivi, combattenti che generano loro stessi vento e tempesta.

Una minoranza organizzata che si muove di concerto prevale sempre su una maggioranza in cui ognuno va per sé.

In sostanza, se uniamo le forze gli facciamo un culo così!

Simone

www.arcadianet.blogspot.com

Pubblicato il 3/3/2008 alle 14.22 nella rubrica Diario.

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