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WALTER VELTRONI, ANATRA ZOPPA O CONDOTTIERO ?

 

Quando la realtà non corrisponde all’opinione, per qualcuno è più comodo cambiare la realtà. Invece mi sono riguardato alcuni miei precedenti commenti per riflettere se è il caso di cambiare le mie opinioni e previsioni. Non è il caso.

 

Veltroni e il popolo di centrosinistra, sotto il fallimento del governo Prodi, hanno  costruito il quasi bipartitismo italiano,  aggrappandosi disperatamente al PD,  recandosi in massa ai gazebo per votare le primarie , accettando di competere alle elezioni politiche in un raggruppamento abbastanza omogeneo politicamente .

 

Questo ha costretto Berlusconi e Fini a ripetere la stessa operazione nel centrodestra costituendo il PdL ed ha avviato l’Italia verso un sistema politico competitivo (alternanza) compiuto.

 

Il varo del sistema competitivo  ha costituito implicita legittimazione per entrambi gli schieramenti.

 

La vittoria del centrodestra alle elezioni nazionali del 14 aprile e alle elezioni romane del 28 aprile aprirà sicuramente una serie di problemi interni al PD e alla leadership di Veltroni.

 

Questo si rifletterà inevitabilmente su PDL e centro destra in genere, che non solo deve essere in grado di governare il processo riformatore che comincia dalle istituzioni in modo da  selezionare e migliorare la classe dirigente italiana e costruire quei valori condivisi ecc. ecc.

 

Ma deve essere in grado altresì di coinvolgere il più possibile la leadership di Veltroni per rafforzarla e raggiungere l’interesse comune che è il mantenimento del sistema competitivo (alternanza).

 

L’occupazione da parte del centrodestra delle due cariche istituzionali rimaste libere (presidenza del Senato e della Camera) è una garanzia di procedere comunque alle riforme istituzionali, anche nella ipotesi che la  leadership di Veltroni fosse messa in discussione per cui è  una minaccia nei confronti di chi volesse defenestrarlo (D’Alema)  e paradossalmente rafforza Veltroni e non costituisce ostacolo al dialogo.

 

Ma per rafforzare la leadership di Veltroni e quindi il quasi-bipartitismo, è necessario procedere con accortezza  cominciando da quelle riforme condivise o condivisibili come  la modifica dei regolamenti di Camera e Senato, cioè dei due motori democratici del cambiamento, che dovrebbero restituire velocità e efficacia all’attività parlamentare.

Cioè il problema è : dove cominciare ?

 

Al riguardo è stato eloquente  Fini quando ha dichiarato che gli italiani accetterebbero i sacrifici che gli si chiedessero  solo in presenza di adeguati sacrifici da parte della classe politica, burocratica, militare, economica, sindacale ecc  cioè della casta.

 

In altre parole prima cancellare, ridurre, riorganizzare gli apparati politici e burocratici pubblici e poi le altre riforme invocate a gran voce da alcuni e meno condivise da altri come  il federalismo fiscale, il presidenzialismo, la riforma della giustizia etc

 

Questo approccio oltre che essere logico (prima distruggere poi ricostruire) mantiene aperta una dialettica politica fra i due schieramenti e quindi la possibilità di intese bipartisan e offre a Veltroni il tempo di consolidare la sua leadership sul PD  per fronteggiare meglio i suoi avversari interni (D’Alema) e esterni  (sinistra radicale, UDC) che potrebbero coalizzarsi additandolo, insieme al centro destra, come componente della casta

 

Insomma il centrodestra dovrà offrire sponda a Veltroni e questi dovrà tirare fuori le palle, visto che  mantiene buone carte :

 

Il popolo dei gazebo è ancora dalla sua parte

Dipietro e i grillini devono decidere il da farsi

Casini e UDC  ridimensionati

Sinistra radicale fuori dal parlamento

D’Alema con Rutelli rombato, senza sponde esterne difficilmente disposti a sfidarlo apertamente

 

mauromauro

Pubblicato il 29/4/2008 alle 20.23 nella rubrica Diario.

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